Fino a qui tutto bene

di TBWA-admin

Ci siamo passati in tanti e tanti altri ci passeranno. Lasciare le proprie famiglie, affittare un appartamento con persone sconosciute durante gli studi universitari, fare di quella casa, molto spesso vecchia e piccola, un luogo magico dentro il quale creare un’amicizia paragonabile all’amore.

Fino al momento in cui si devono abbandonare quelle quattro mura perché è arrivato il momento di crescere o perché banalmente si è finita la carriera universitaria.

 

Per tutti quelli che hanno condiviso piatti sporchi accatastati per giorni nel lavandino, letti scricchiolanti, luci fulminate e bollette da pagare, Fino a qui tutto bene, del pisano-londinese Roan Johnson, è il loro film. Una commedia semplicissima ma divertente, fin dai titoli di testa. La storia di cinque ragazzi (Alessio Vassallo, Paolo Cioni, Silvia D’Amico, Guglielmo Favilla, Melissa Anna Bartolini con la partecipazione di Isabella Ragonese) che devono liberare l’appartamento sulle rive dell’Arco con la Torre pendente di Pisa alla spalle. Fare gli scatoloni, sia materialmente che metaforicamente: chiudere dentro a un piccolo contenitore con lo scotch gli anni d’oro dell’università ma anche i sogni artistici di realizzare uno spettacolo teatrale. Chiudere dentro un contenitore la tristezza di un amico che non c’è più, le tensioni per un’esperienza di lavoro in Islanda e l’imbarazzo per una gravidanza inattesa.

 

Roan Johnson, che proprio qui a Roma presentò I primi della lista del 2011, voleva realizzare un documentario sull’attuale generazione studentesca ma ha sterzato sul racconto dei cinque dell’ultima settimana di condivisione dell’appartamento. Molti spettatori potrebbero trovarci qualche passaggio di Ovosodo, il film di Virzì ambientato nella confinante e antagonista Livorno, ma anche di L’appartamento spagnolo di Cédric Klapisch del 2002.

 

Musiche curate dai gruppi locali Gatti mézzi e Zen Circus, ottanta minuti forse più adatti alla tv che al grande schermo ma da assaporare con piacere durante un pomeriggio piovoso d’autunno. Per fare un passo indietro a quando un pranzo con “pasta e nulla” (il significato lo capirete guardando il film) era meglio della cena al Grand Hotel.

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