Festival di Roma: in concorso il primo film italiano

di TBWA-admin

Arriva il primo film italiano in concorso al Festival Internazionale del Film di Roma. Corpi estranei di Mirko Locatelli, pellicola intimista che propone il superamento della xenofobia e della paura dell’altro attraverso la malattia. Curare l’incurabile per aprirsi all’altro, questo il senso di un film “no-budget” come lo ha definito con ironia il suo protagonista, Filippo Timi.

“Mi ha ricordato un episodio di quand’ero piccolo. Andai a Pisa per problemi alle gambe. Zoppicavo, si temeva fosse un tumore alle ossa, ma questo l’ho saputo solo a trent’anni. Lì per lì per me era un viaggio-premio: ho visto la Torre, giocato con i Lego, una festa. Prima di entrare in sala operatoria ricordo di essermi girato verso mia madre a dirle: ‘Mamma, vestito così se muoio sono già un angelo’. Lei è svenuta”. Questo per confermare le parole del regista, secondo cui “Il vero malato, quando un figlio sta male, sono i genitori”.

Sulle note dei Baustelle, si racconta una storia di speranza e di amicizia, tra Antonio e Jaber. Il primo assiste in ospedale il figlio di nove mesi, l’altro l’amico Youssef. Così il regista, classe 1974, tetraplegico da oltre vent’anni: “Sono partito ponendomi la domanda: come raccontare la malattia di un figlio e il dolore di un padre? La dignità di un eroe silenzioso, lontano dalla famiglia per proteggere suo figlio. E quella di un ragazzino che fa la guardia del corpo al suo amico. E insieme quella di tutti coloro che lottano per la sopravvivenza loro o dei propri cari. Mi sono accostato a queste storie con un grande pudore, sia in fase di scrittura, che in fase di riprese”.


Altri film italiani sono stati presentati finora, fuori concorso. Si va dal colorato Song’ e Napule dei Manetti Bros, commedia che ribalta gli stereotipi dei neomelodici e di una certa napoletanità con un cast affiatato in cui spiccano Giampaolo Morelli (autore di soggetto e sceneggiatura) e Alessandro Roya, fino al suo esatto opposto, ovvero Il sud è niente di Fabio Mollo. Un affresco cupo dell’omertà del Sud, con Vinicio Marchioni nei panni di un pescivendolo in difficoltà economiche ricattato dalla malavita, ma soprattutto di un padre addolorato che tenta di proteggere la figlia adolescente e, insieme, sopravvivere al trauma della perdita del figlio Pietro.

di Claudia Catalli e foto Federica De Masi © per

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