Festa di Roma: Shannon interpreta Bob Dylan e la grande Vanessa Redgrave si racconta

Vanessa Redgrave e Michael Shannon star, oggi, alla Festa del Cinema.

Oltre cinquant’anni di carriera e successi alle spalle, considerata una delle massime attrici dell’ultimo secolo, Vanessa Redgrave è oggi protagonista a Roma dell’Incontro Ravvicinato col pubblico per parlare del suo straordinario viaggio nel mondo di un cinema che l’ha vista accanto a Michelangelo Antonioni (Blow-Up), Fred Zinnemann (per Giulia l’Oscar® come migliore attrice non protagonista), Sidney Lumet, James Ivory, Brian de Palma…

Redgrave oggi ha presentato però Sea Sorrow, il suo debutto alla regia, documentario sui migranti che cercano asilo in Europa, girato tra Italia e Grecia, Calais e a Londra, sulle tracce di chi ha abbandonato la propria terra in cerca di un riparo dalle guerre, dalle dittature e dalla violenza.

Michael Shannon – due volte candidato all’Oscar® per Revolutionary Road di Sam Mendes e Animali notturni di Tom Ford – si confronta con il pubblico dopo la proiezione del suo film, stasera, per parlare della sua carriera e del ruolo nella pellicola di Jennifer Lebeau, dedicata a Bob Dylan, in particolare alla musica di Dylan durante la sua “fase spirituale”, fra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta. Nel film-concerto, le performance live di Dylan e del suo gruppo si alternano alla lettura di veri e propri sermoni, firmati dallo scrittore Luc Sante, che lo stesso Michael Shannon recita live.

 

Con Redgrave e Shannon la Festa propone oggi altri due Incontri molto attesi dopo il successo della vera e propria performance, ieri, di Ian Mc Kellen: “sinceramente, faccio fatica a parlare di me, trovo di essere la persona meno interessante del mondo. Voi non lo pensate mai di voi stessi?” ha esordito con il pubblico anche dei molti ragazzi conquistati dalle sue interpretazioni. “Ma per fortuna nel film che oggi mi racconta qui alla Festa c’era la telecamera, per cui ho finto che fosse lei a fare la mia parte”. E proprio a proposito di McKellen: Playing the Part, documentario sulla sua vita diretto da Joe Stephenson: “ecco la differenza tra cinema e teatro” dice “a teatro il pubblico è fermo e sceglie quel che vuole dalla tua performance. Al cinema la macchina da presa si muove, diventa un altro personaggio”.  Poi un ricordo, inatteso, di Eduardo: “Non l’ho mai visto sul palcoscenico, ma se avessi potuto scegliere una compagnia nella quale recitare avrei scelto la sua…”. “L’ho incontrato una volta, in un teatro a Milano, grazie a Giorgio Strehler. E proprio lui in quell’occasione recitò in italiano un brano de La tempesta di Shakespeare, poi lo feci io recitando in inglese. De Filippo si aggiunse in napoletano… Grandioso!” Ancora sul teatro la sua ultima dichiarazione con il pubblico: “da giovane credevo che recitare significasse mascherarsi. Ma invece è il contrario. Recitare significa rivelare. Rivelare la verità sulla natura umana. E la più grande verità è questa”. A proposito di documentari e di grandi protagonisti, ieri il pubblico si è emozionato per Maria by Callas un film sincero e affascinante proprio come l’autobiografia di un mito che si racconta, sullo schermo, con le sue stesse parole e con un taglio intimo, fuori dai cliché più scontati. È il ritratto tenero che a Callas ha dedicato Tom Volf, giovane regista francese nel film, che avrà un’uscita evento con Lucky Red, con materiali inediti straordinari, dai super8 ai filmati dietro le quinte, ma anche lettere scritte al marito, Giovanni Battista Meneghini, alla maestra di canto Elvira de Hidalgo e l’unica indirizzata al grande amore, Aristotele Onassis. E poi foto, documenti privati, interviste dimenticate, le immagini del set di Medea e dell’amicizia con Pier Paolo Pasolini. Un materiale utilizzato anche per una grande mostra organizzata a Parigi a 40 anni dalla sua morte e per tre libri tra cui Maria Callas, mémoires, lettres et écrits.

Torniamo ad oggi. Tra gli altri film in programma, a proposito di Birds Without Names di Kazuya Shiraishi basato sul romanzo “The Birds She Doesn’t Know the Names Of” di Mahokaru Numata dice l’autore: “Sono rimasto così colpito dalla storia d’amore tra Towako e Jinji nel romanzo originale, che per me è stata come un’illuminazione – ha spiegato il regista – Così ho deciso di farci un film perché volevo mostrare la storia d’amore per eccellenza, a un livello inarrivabile, che invece coinvolge i due protagonisti della storia. Alla fine, interpretando i loro ruoli così intensamente, i due attori principali sono stati capaci di svelare un lato del tutto nuovo di loro stessi, che non avevo mai visto”.

La vida y nada más di Antonio Méndez Esparza è la storia, nel passaggio dall’adolescenza all’età adulta, di un giovane afroamericano che desidera trovare il proprio posto nell’America di oggi.

Spazio alle serie tv alla Festa con Babylon Berlin di Tom Tykwer, Achim von Borries e Henk Handloegten: racconta la Berlino degli anni ’20, città ideale per chiunque abbia talento e ambizione, ma anche capitale dalle molte contraddizioni, con l’escalation del crimine organizzato e dell’estremismo politico.

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