Festa di Roma: Moretti show. E oggi Verdone e Dakota Fanning, ma anche un brivido con Palahniuk

La rivelazione di aver avuto dopo vent’anni un nuovo tumore (per fortuna, ormai guarito) con le immagini di una sua seduta di radioterapia nel corto, inedito, Autobiografia dell’uomo mascherato hanno concluso l’incontro ravvicinato della Festa con Nanni Moretti. Un’ora ricca di racconti, piccole confessioni e, insomma, irresistibile autobiografia, da regista attore e anche da giurato tra Cannes, Locarno e Venezia, ovviamente film e memoria privatissima.

Un piccolo divertissment ma, forse, anche un post scriptum importante, alla Festa, che ha riaperto per Moretti il Caro diario di un tempo nella formula di un piccolo, autentico one man show, insolitamente rilassato, senza neanche troppo spazio per le domande del Direttore Antonio Monda che mai come ieri sera ha scelto il ruolo di ‘spalla’ duettando amabilmente con un Moretti pacatamente ironico e sinceramente sorprendente.

E ha sorpreso anche molti amici venuti ad ascoltarlo, Nanni, con una sala piena di ospiti istituzionali come Nicola Zingaretti ma soprattutto degli amici e di tanti ‘complici’ storici: c’erano, tra gli altri, in platea, a godere di quest’ora irripetibile, anche Walter Veltroni, ormai scrittore e regista, Roberto Cicutto, lo sceneggiatore Francesco Piccolo e il musicista Nicola Piovani, la squadra degli amici Fandango con Domenico Procacci e Kasia Smutniak insieme ad un ospite speciale come Luciano Ligabue, poi tanti attori dei suoi film (per esempio Dario Cantarelli, davvero un’icona morettiana) e in prima fila Daniele Luchetti che ha rivisto con il pubblico qualche momento del suo Portaborse, film in cui – ricordiamolo – Nanni Moretti era attore protagonista.

Una serata davvero speciale, con la fila nel foyer della Petrassi fin dalle 20.30 e molto pubblico di accreditati comunque entrato fino a riempire l’ultimo posto della sala con un entusiasmo da vero fan club. A loro Moretti, come aveva promesso, ha dedicato una cavalcata perfettamente organizzata lungo i ‘tagli’ di cinema e i suoi personalissimi ‘filmini’ amatoriali (da giurato pronto a filmare compagne e compagni di giuria nei momenti più segreti dei loro incontri) e ha di fatto ripercorso la sua vita professionale, partendo dalla prima risposta alla domanda, inevitabile, di Monda: “c’è stato un momento in cui hai pensato che avresti scelto il cinema?”. “Nel settembre del ’72  avevo preso la maturità  e ad un mio amico, oggi giornalista, che mi chiedeva a che facoltà mi sarei iscritto, arrossendo, dissi che non avrei fatto l’università ma che avrei voluto fare invece proprio del cinema”. E lui “ma da attore o regista?”. E io: “Tutte e due le cose”.

È andata così e tra i ricordi Moretti ha voluto dichiarare anche qualcuna delle sue personalissime passioni da spettatore, un ruolo che ha molto sottolineato durante l’incontro citando i Taviani, Bertolucci, Pasolini, Olmi, Ferreri, registi che restano tra quegli autori che allora in Italia e in Europa come in America, in fondo, rifiutavano il cinema e la società che avevano ricevuto cercando una ‘rifondazione’ del mondo in cui vivevano.

Poi c’è stato il momento del Nanni Moretti attore: “È stato Luchetti a chiedermi di farlo, nel Portaborse, certo che avremmo spiazzato tutti”. Sulle esperienze da giurato, da Cannes e Locarno a Venezia: “In giuria non devi mai cercare l’unanimità altrimenti si premia il film medio. Si deve discutere moltissimo. A Cannes non ne potevano più: io insistevo con Kiarostami – ha raccontato – siamo partiti uno a nove e siamo arrivati alla fine a cinque a cinque. Come vanno i lavori e gli equilibri? Si discute, tanto, per ore. E poi si vota”. E quella volta sulla Croisette nell’anno della Stanza del figlio: quando, nella serata finale incontrò faccia a faccia David Lynch, entrambi in gara. “Mi disse, un giorno ti ammazzerò Nanni. Risposi che non sapevo cosa avevo vinto. E lui: ti ammazzerò lo stesso…. Se te lo dicono i Coen ti metti a ridere, ma se te lo dice Lynch….”.

È stata forse la battuta più applaudita tra i molti aneddoti della serata, ma il saluto più ‘caldo’ e affettuoso a Moretti è arrivato alla fine, quando, dopo la proiezione del corto dell’Uomo mascherato (“che poi sono io, come si svela nel momento della radioterapia…”) ha alzato le braccia da vincitore, certamente anche nel segno dell’outing sul tumore appena sconfitto che aveva appena rivelato alla platea della Festa. Un gran finale, salutato da un applauso affettuoso e poi, fuori, dalla generosità – anche questa inedita – con la quale, lasciando l’Auditorium non ha detto di no a chi gli ha chiesto un selfie o una stretta di mano.

Cinema italiano anche oggi alla Festa con l’appuntamento che Antonio Monda dedica ad un anniversario importante per Carlo Verdone: la festa di compleanno di Borotalco (35 anni!) con una proiezione speciale che ha il sapore di una vera e propria reunion visto che ad affiancare Carlo c’è Eleonora Giorgi e con loro arriva Gaetano Curreri. Ed è cinema italiano, inedito, in assoluta anteprima, Il ragazzo invisibile – Seconda Generazione di Gabriele Salvatores alla presenza di Victor Perez, responsabile degli effetti speciali del film e degli attori Ludovico Girardello e Galatea Bellugi: prime scene in anteprima.

Scrittore di culto, surreale e molto controverso è Chuck Palahniuk, non a caso aspettando la notte anche cinematografica di Halloween, il protagonista dell’Incontro Ravvicinato intitolato “American Gothic”. Lo scrittore si è fatto conoscere dalla platea internazionale con il suo primo romanzo, Fight Club, divenuto poi un successo planetario grazie al film di David Fincher. E oggi ecco i suoi brividi personalissimi da spettatore di horror e inquietante fantasy.

Nella Selezione Ufficiale quattro proiezioni: Mademoiselle Paradis di Barbara Albert, l’autrice di Periferia Nord e Fallen, entrambi presentati a Venezia. La storia di Maria Theresia “Resi” Paradis, diciotto anni, una pianista non vedente dotata di un talento straordinario.

The Only Living Boy in New York di Marc Webb, il regista di Amazing Spider-Man e di (500) giorni insieme. Thomas Webb è un giovane laureato alla ricerca del suo posto nel mondo, ma scopre che il padre ha una relazione con una giovane donna molto attraente e nel tentativo di separarli, Thomas finisce a letto con lei, scatenando una serie di eventi che cambieranno completamente la sua vita e le sue convinzioni. Un ‘Laureato’ molti anni dopo?

Skyggenes dal (Valley of Shadows) di Jonas Matzow Gulbrandsen è ambientato invece in un piccolo villaggio perso tra il mare e le montagne norvegesi, dov’è protagonista un altro giovane, Aslak alle prese con un tragico evento, vissuto da bambino, che sfugge alla sua comprensione.

Hostages di Rezo Gigineishvili, infine, è la storia vera di un gruppo di giovani che nel 1983 dirottò un aereo civile con l’intento di fuggire in Turchia ma con un epilogo tragico, finito nell’esplosione violenta di una tragedia nazionale.

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