Father and son

di TBWA-admin

“Si può davvero amare un figlio che non è il proprio”?

 

Le cronache quotidiane ci raccontano dell’evoluzione delle famiglie, il nucleo centrale e pulsante delle società che abitano il pianeta. Una famiglia che sta lentamente abbandonando, per natura o per evoluzione, la continuità classica della prima metà del secolo scorso. Divorzi, abbandoni, società multietniche, adozioni. Sono tante le facce del mutamento all’interno delle mura domestiche, trasformazioni che portano diversi uomini e donne a sostituirsi ai padri o alle madri naturali.

 

Cosa succede però quando si scopre che il figlio che si è sempre cresciuto, dall’attimo stesso che ha aperto gli occhi fino all’età di sei anni, non è la propria continuità di sangue bensì un errore di un’infermiera distratta? Father and son, traduzione un po’ approssimativa del titolo originale Soshite chichi ni naru, è l’ultimo lavoro del regista e sceneggiatore giapponese Hirokazu Kore-eda, vincitore del Premio della Giuria di Cannes 2013 guidata da Steven Spielberg, da poco nelle sale italiane. Il racconto semplice, pungente ed emozionante di una famiglia particolare, quella di Nonomiya Ryota, professionista e vincente di successo, sconvolta dalla telefonata dell’ospedale che certifica lo scambio di neonati. Keita, il loro piccolo, non è il figlio biologico ma quello di un’altra coppia, più umile e modesta che, a sua volta e inconsapevolmente, ha cresciuto il figlio naturale insieme ad altri due fratelli.

 

Sempre legato alla rappresentazione degli estremi e delle famiglie, Hirokazu pone l’accento sullo status sociale, descritto (molto bene) non dal lusso e dalla povertà ma dalla freddezza e dal calore. Se infatti la famiglia dell’architetto Ryota non ha problemi economici nell’ipotizzare un futuro da musicista per il piccolo Keita, pecca in rapporti umani al limite dell’indifferenza. Al contrario l’umiltà della famiglia del figlio naturale, un venditore di materiale elettrico, è circondata da passione e sorrisi.

 

Entrambe le famiglie, dopo la notizia, vivono l’interrogativo che mai avrebbero voluto affrontare. Un interrogativo più grave di un progetto di architettura non realizzato oppure di una vendita non andata a buon fine. Cos’è più forte, nel cuore delle persone e nell’animo dei figli, la continuità di sangue oppure la quotidianità di sei anni intensi di vita vissuta? Da un lato c’è la scienza, ovvero l’unione dei cromosomi di madre e padre, dall’altro il patrimonio affettivo, quel tesoro che ogni bambino custodisce come il bene più prezioso.

 

Father and son ha un approccio iniziale leggero, per poi trasformarsi in un lavoro molto toccante attraverso le cerimoniose consuetudini giapponesi. Uno sguardo sui genitori, sulla famiglia, sugli affetti e sull’amore. E sull’interrogativo: “Si può davvero amare un figlio che non è il proprio”?

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