Ex Machina – Il make up di Sian Grigg e i costumi di Sammy Sheldon

di Gianni Canova

Si scrive Ava ma si pronuncia Eva. Come la prima donna del mondo, come la prima abitante dell’Eden. Ma Ava non è una donna. È una macchina. Un’intelligenza artificiale. Talmente intelligente da capire che il suo Eden è un inferno. E da voler fuggire.

 

Niente a che vedere con i robot e con gli androidi a cui ci ha abituato ormai da tempo il cinema di fantascienza: quelli sono sempre vistosamente macchinici (Terminator) o ambiguamente umani (i replicanti di Blade Runner). Ava – protagonista del film di Alex Garland Ex Machina – è un’altra cosa: una creatura ibrida, con un’identità in transito. Basta guardarla per capire che era macchina e che non lo è più. Che è umana ma che non lo è sempre stata. Merito dello staff del make up del film, guidato da Sian Grigg, e del costumista Sammy Sheldon (a cui si devono – tra l’altro – i costumi di film come X Men e Imitation Game).  Grazie a loro, Ava è una creatura trasparente. Il suo corpo non ha pelle. La sua forma è determinata da una sorta di rete o di maglia metallica, quasi una ragnatela, attraverso cui si può guardare e vedere la struttura dello scheletro. Ava non è né tutta naturale né tutta artificiale. È un mix fra elettronico e corporeo. Ed è proprio questo che le conferisce la sua indiscutibile unicità. Ad ogni sua apparizione, Ava trasmette al contempo inquietudine e dolcezza. Di umano ha solo la maschera/volto dell’attrice Alicia Vikander. Grandi occhi da cerbiatta, sguardi penetranti eppure indifesi.

 

La grande trovata di Ex Machina – non c’è dubbio – è lei. Le altre robot che si vedono nel film non posseggono un briciolo del suo carisma e della sua sensualità. Lei invece evoca  il robot-donna di Metropolis di Fritz Lang. Perché Ava non è solo un’intelligenza artificiale che si è fatta da sé, assorbendo direttamente le conoscenze dal mondo circostante. Ava è una creatura sessuata e sensuale che – ci dice il suo creatore – è anche capace di provare piacere. In lei crolla la distanza o la differenza fra umano e artificiale: mai avevamo visto messo in discussione il principio di identità come in questo film. Dove sono gli umani – paradossalmente – ad essere vittime della creatura artificiale.

 

Già sentita? Certo: anche il dottor Frankenstein aveva subito la ribellione della creatura che egli stesso aveva generato.  Ma Frankenstein era ed è un “mostro”, Ava è una ragazza da sogno. Una macchina. Una Ex.

Tags

, , , , , , ,

Condividi quest'articolo

Commenti

Per poter lasciare il tuo commento devi essere registrato

CLICCA QUI PER
REGISTRARTI

Segui welovecinema

We Love Cinema