Escobar

di TBWA-admin

In Traffic, diretto da Steven Soderbergh, era Javier Rodriguez, onesto poliziotto messicano alla ricerca di pericolosi corrieri della droga. Durante la pellicola, la cui interpretazioni gli valse innumerevoli premi, Oscar come miglior attore non protagonista compreso, scova un camion pieno di cocaina, si imbatte nei militari fedeli al Generale Salazar, scopre la corruzione del cartello di Tijuana così come quello di Juarez. In Escobar: Paradise Lost dell’italiano Andrea Di Stefano, in concorso nella sezione Gala, è invece Pablo Emilio Escobar Gaviria, il più grande e ricco trafficante di droga della storia.

 

Benicio del Toro può essere il diavolo o l’acqua santa, e in entrambi i casi i ruoli gli calzano a pennello. Ma nel film del regista italiano, alla sua prima dietro la macchina da presa, c’è poco oltre la performance dell’attore portoricano naturalizzato spagnolo. Una pellicola che unisce l’anima sanguinaria dell’uomo che ha condotto alla guerra civile un paese e la sua figura di pater familias, follemente innamorato della moglie e dei figli, nonché del suo popolo. Un popolo però a cui ha nascosto, almeno durante i primi anni, gli strumenti con i quali manipolava denari e potere. Oltre ai cittadini anche a una delle sue nipoti, la prediletta Maria (interpretata da Claudia Traisac) e al suo fidanzato canadese Nick (Josh Hutcherson, già visto nella trilogia di Hunger Games).

 

Un film che si sviluppa sulla volontà del fratello di Nick di trasferirsi sulla costa colombiana per vivere in capanne e amache, un posto paradisiaco che si trasforma però nei loro peggiori incubi. Tutto nasce da un fortuito incontro tra Nick e Maria, l’evoluzione della storia d’amore che li porterà fino al matrimonio ma anche all’incontro nell’Hacienda Nápoles di Escobar, il fortino dell’uomo che controllò l’80% del mercato della cocaina di tutto il mondo.

 

Non è un documentario su el Padron ma la storia di parte della sua vita vista con gli occhi di un ragazzo, lo stesso che pensava di aver trovato la serenità ma che si ritrova a fuggire dai sicari inviati dall’uomo di Medellin e ad insanguinarsi le mani per la prima volta. Certo è che Del Toro, visibilmente ingrassato e con una lunga barba, sembra perfetto nell’interpretare con le movenze e i toni delle parole il potente Pablo, così come fu esemplare nel ruolo del Che nelle pellicole che hanno raccontato la storia del medico argentino diventato poi icona cubana e mondiale.

 

Il film si sofferma soprattutto sugli ultimi giorni di Escobar prima della resa, quando arriva allo stadio distribuendo banconote alla folla di contadini che lo venerano come una sorta di Dio nonostante le violenze subite. Illuminante il dialogo finale tra lui ed il prete che gli impartirà la benedizione prima di avviarsi verso il carcere dopo l’accordo trovato con il governo colombiano per non essere estradato negli Stati Uniti.

 

Oltre a Del Toro c’è poco. Una storia senza colpi di scena, molti colpi di pistola e una storia d’amore che non potrà coronarsi di lieto fine. Ecco il red carpet del cast!

 

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