Dopo Clooney e la finanza, i nuovi poveri di Ken Loach

di Laura Delli Colli

L’altra faccia di Money Monster sulla Croisette è l’ultimo film di Ken Loach: un grande ritorno del regista britannico, in cui non c’è neanche l’ombra dei giochi in Borsa o dei soldi facili raccontati da Clooney e Roberts nel film sul profumo dei soldi diretto da  Jodie Foster.

Ken Loach ne parla attraverso le parole di Bertolt Brecht: “Diceva ‘quando dico le cose come stanno posso arrivare al cuore di tutti e colpirlo’. Ecco cosa abbiamo fatto: con questo film non solo vi spezziamo il cuore, ma vi facciamo arrabbiare”. Ci riesce in pieno I, Daniel Black, che arriva dall’Inghilterra e sarà distribuito in Italia da Valerio De Paolis: un film sui nuovi, i tanti poveri dei quali si parla poco e che neanche vediamo, ma sono protagonisti e vittime di una società che li respinge, rendendo improvvisamente invisibili chi al gioco della vita ha perso forse per sempre il suo posto o, almeno, un giro. “Con questo film non solo vi spezziamo il cuore, ma vi facciamo arrabbiare”, dice il regista al termine della proiezione, mentre racconta  oltre il film, dei poveri che vivono accanto a noi ma che non vediamo, o non vogliamo vedere.

Ken Loach li racconta in una storia che inizia come una commedia della vita, dai toni leggeri e perfino brillanti, ma che finirà nella disperazione. Loach, neanche a dirlo, è già in corsa per la Palma d’oro, molto applaudito fin dalla prima proiezione di oggi, riservata alla  stampa,. Il film, scritto da Paul Laverty, autore tra l’altro di un film tra i più amati di Loach come Il vento che accarezza l’erba, racconta  la storia di Daniel Black (è Dave Johns) un falegname alla soglia dei sessanta che, dopo un infarto, prende il sussidio di invalidità, ma vorrebbe tornare a lavorare.

Non ce la farà perché le nuove proposte sono impossibili ma anche per la sua scarsa attitudine a occuparsi di un centralino o scrivere al computer. E così, tra assistenzialismo e impossibilità di accedere ad un impiego, lui che ci appare come un vedovo fedele ancora alla memoria della moglie, tra una fila agli uffici del lavoro e un passaggio al banco alimentare, finisce per adottare come una figlia una madre single con i suoi due bambini piccoli, nel tentativo di condividere una storia che corre, però, verso un epilogo annunciato.

“Proprio nello stile di un neorealismo italiano volevo realtà assoluta” ha detto Loach presentando il film oggi a Cannes. “Avevamo in mano una storia così forte che doveva essere raccontata nel modo più semplice e chiaro E senza troppe distrazioni da un punto di vista dello stile, che non doveva sovrastare la storia. Non dobbiamo distrarre chi guarda il film mentre descriviamo persone come queste e cogliamo l’essenza delle loro storie”.

Ken Loach, solo due anni fa, aveva detto che ‘Jimmy’s Hall’ sarebbe stato il suo ultimo film, ma il fatto che i poveri siano ormai costretti ad accettare di essere  i primi responsabili della loro povertà lo ha convinto a non mollare, ultimo eroico paladino di un cinema che lo consacra ancora una volta come l’autore del sociale. Sempre pronto a schierarsi per i lavoratori, i più deboli, le vittime di un sistema sociale contro il quale lotta da sempre.

 

 

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