Donne&cinema: c’è uno sguardo diverso?

di Laura Delli Colli

C’è uno sguardo diverso nel cinema quando dietro la macchina da presa c’è una donna? Solo pochi mesi fa rispondendo ai giornalisti della stampa internazionale,  a Los Angeles, hanno risposto, insieme,  Maria Sole Tognazzi, Francesca Archibugi e Valeria Bruni Tedeschi. Certamente sì, almeno su certi argomenti, secondo Tognazzi e Bruni Tedeschi che, come attrice, ha anche firmato alcune regie; magari nei risultati ma non nel modo di ‘fare cinema’, invece, per Francesca Archibugi, che ha già attraversato qualche stagione in più di cinema, sempre molto attenta al racconto d’autore e a mettere a fuoco non solo le donne ma la famiglia, le coppe, quel privato che, almeno ieri, era sempre, inevitabilmente, ‘politico’.

In questi giorni la domanda riguarda non solo le registe ma anche chi, tra le donne, scrive, monta, gira dietro la macchina da presa, dimostrando sempre di più che lo sguardo delle donne è diverso, forse, solo nel modo di raccontare certi contenuti ma  ormai evidentemente non sul set o nel rapporto con cast e tecnici. Fino al 25 marzo, celebrando la grande regista delle donne, Chantal Akerman che è scomparsa recentemente, ma anche l’attrice che ha preso tutti I premi possibili, soprattutto quest’anno come Margherita Buy, cerca di aggiornare lo stato delle cose Sguardi Altrove Film Festival, la rassegna internazionale dedicata al cinema e ai linguaggi artistici al femminile, che si è appena aperta a Milano, Sul tema quest’anno (il tempo come risorsa e memoria, tra sogni e bisogni) il festival, con un programma articolato in 70 titoli si  articola  in tre diversi concorsi aperti esclusivamente ai film con una regia femminile. Il film d’apertura è stato Motherland, esordio della regista turca Senem Tüzen. In concorso altri 8 titoli, tra i quali i film delle italiane Alessandra Pescetta con La città senza notte (storia della relazione tra un italiano e una ragazza di Fukushima, reduce dal disastro nucleare del 2011) e Valentina Gebbia con Erba Celeste, in cui una donna che decide di  combattere il tumore con la medicina alternativa e la cannabis. Anche i dieci i titoli del Concorso internazionale Le Donne Raccontano dimostra che nel racconto del cinema del reale la rappresentazione negli occhi delle donne spazia sempre di più sui temi più forti dell’attualità, anche scomoda.

Come già è accaduto quest’anno nelle selezioni dei grandi premi, con il cinema di registe come, per esempio, Antonietta De Lillo, Barbara Cupisti o Costanza Quatriglio, anche Sguardi altrove torna sul tema per esempio con Tutte le anime del mio corpo di Erika Rossi, a Kevin-Will My People Find Peace? di Elisa Mereghetti e Marco Mensa, ritratto della giovane reporter ugandese Kevin Doris Ejon, nota per aver intervistato il leader delle milizie ribelli che  ha disseminato terrore e morte nel Nord Uganda.

Uno sguardo femminile interessante c’è anche tra i cortometraggi: Anna Negri, con Fuori, storia di Agnese, interpretata da Isabella Ragonese, racconta di una detenuta, che durante il suo unico giorno di libertà vigilata ritrova la figlia che non vede da anni; e Emanuela Ponzano con La slitta, è l’ultima arrivata tra le ‘cortiste’ del 2016 sul tema dell’infanzia come momento libero da qualsiasi pregiudizio, messa a fuoco nel racconto quasi silenzioso di un’amicizia tra ragazzi molto diversi

Uguali agli uomini o registe di una narrazione ‘diversa’, più sensibile e aperta a certe sfumature psicologiche come ad argomenti più ‘duri’ e insoliti? Sguardi altrove risponde ricordando Ilaria Alpi ma dà spazio anche a Oggi insieme domani anche, film partecipato di Antonietta DeLillo, appena premiata ai Nastri d’Argento, che racconta nuovi Comizi d’amore con i sentimenti della terza età.

Uno spunto insolito. E chi, se non una donna, poteva incuriosirsi e rispondere ad una domanda così ‘intima’ e insieme sociale, oggi?

 

(Photo Getty – 155994976)

 

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