Dimenticate Jack Sparrow, Depp a Venezia ha gli occhi di ghiaccio e la crudeltà dell’ultimo gangster

di Laura Delli Colli

Fuori concorso, il film del giorno è Black Mass

Jack Sparrow? Stavolta dimenticate il pirata con gli occhi bistrati sotto l’inconfondibile tricorno di cuoio. E scordatevi pure il buffo Cappellaio matto di Alice, di fronte all’irriconoscibile Johnny Depp nei panni dell’ultimo gangster, realmente esistito, tanto da finire i suoi giorni in un supercarcere, James Joseph Bulger, boss incontrastato della malavita di South Boston, Southie. Così, nel bel film di Scott Cooper Black Mass oggi alla Mostra fuori concorso (con il cast più atteso di quest’edizione) si chiama il quartiere nel quale si consuma e finisce l’avventurosa storia criminale di Whitey – così lo chiamavano – che proprio in questi giorni ha compiuto, finalmente dietro le sbarre, 86 anni, condannato a ben due ergastoli e altri cinque anni per almeno 19 omicidi.

“Un criminale, certo” dice subito Johnny Depp letteralmente assediato da giornalisti e blogger nell’unico appuntamento concesso alla stampa per parlare del film. “Ma anche un uomo che, pur essendo un assassino amava molto la mamma e suo figlio ed era a sua volta molto amato da tanta gente nel suo quartiere”. Un gangster con l’anima, insomma, ma solo nell’immaginario di Johnny Depp che invece sullo schermo lo rappresenta con uno sguardo azzurro gelidamente tagliente, la fronte stempiata e le labbra sottili difficilmente propense a sorridere. Proprio come il ‘vero’ Whitey, irlandese di nascita tanto da sostenere, a un certo punto, pure il terrorismo dell’IRA, fratello di un senatore costretto poi a lasciare lo Stato per l’Università, padre attento e figlio affettuoso al punto da far vincere regolarmente a carte l’arzilla mamma (che con una delle battute più divertenti del film gli dice: ‘Hai perso ancora una volta? Ma come, in carcere non hai neanche imparato a giocare a gin??”).

Ridendoci su, Johnny Depp racconta con una battuta che il suo rapporto con i gangsters non è nuovo: “Ho incontrato il male sulla mia strada molto tempo fa e, chissà, si vede che certi personaggi risvegliano questa parte di me”. Se il suo Dillinger era “una specie di Robin Hood” a Bulger, che il regista del film anche nella realtà definisce un uomo freddo ‘come un cobra’ sente pero’ di dovere una specie di rispetto, quello che, spiega, indipendentemente dalla sua crudeltà, “si deve a chiunque sia vivo, quando ti capita di portarne la storia o l’immagine sullo schermo”. Applaudito a lungo già alla prima proiezione per la stampa, il film consacra a Venezia il buon giornalismo di una testata che al Lido e non solo sugli schermi già sventola come una bandiera: è, infatti, di nuovo il Boston Globe come accade in Spotlight, sui preti pedofili in America, il giornale che firma l’inchiesta –scoop che inchioderà la ‘cupola’ di Bulger, come il film ambientato negli anni Settanta a Boston racconta.

Torniamo a Johnny Depp e al suo attesissimo soggiorno veneziano: per chi ama queste curiosità, al Lido non ha con sé i suoi famosi cagnolini (“uccisi”, dice scherzando), è vestito di verde come spesso gli capita e sfoggia tra le dita, con un po’ di tatuaggi, anche i soliti anelli col teschio alla Jack Sparrow. Non scherza affatto invece quando racconta come la voglia di trasformarsi sia alla base di un mestiere che “altrimenti ti intrappola” e nel quale i suoi idoli, attori ‘veri’ come Lon Chaney, Marlon Brando o John Garfield, siano stati sempre attenti a fuggire certi ruoli stereotipati. “Sono i miei maestri” dice orgoglioso. E da loro ho anche imparato quanto sia importante cambiare. Anche fisicamente: “Ho gli occhi neri come l’asso di spade ma qui li abbiamo voluti azzurri e taglienti perché il loro sguardo deve dare l’idea di saper attraversare anche l’anima delle persone”. Quanto a lui, ha finito di essere quel ‘ragazzino per i poster” che è stato per anni e per questo ogni volta sente di dover dare qualcosa di diverso. A se stesso e anche a quei ragazzi che, come qui a Venezia, lo aspettano per ore fuori da un teatro o davanti alle transenne di un red carpet solo per un ‘grazie’, un autografo o un selfie. ”Fans? Non mi piace affatto chiamarli così. Loro sono i miei capi perché attraverso me amano il cinema e sono disposti anche a spendere per la loro passione. Dobbiamo rispettarli, comandano loro…”.

BLOCKNOTES

 

– Peter Mullan: il regista col kilt è stato celebrato dalla Settimana della Critica con un riconoscimento che ha premiato il suo Orphans come il miglior film, a giudizio dei critici, presentato a Venezia fio ad oggi

– Jonathan Demme, sandali, coreana e pantaloni di sartoria orientale con tessuto damascato è il giurato col look più stravagante della Mostra 72

– Paz Vega e Elisa Sednaoui con Chiara Francini, Francesca Inaudi e Alessandro Preziosi hanno brindatocon Premium Cinema e Ciak al Lido. Le registe delle Giornate degli Autori invece hanno controfesteggiato  invece, a Venezia .

– Lele Marchitelli, musicista de La grande bellezza, autore delle musiche di Italian Gangsters, è sbarcato per 24 ore per festeggiare, con Serena Dandini, Renato De Maria e la sua troupe.

– Catherine Frot è la bravissima protagonista di Marguerite di Xavier Giannoli, in concorso. A vedere il film, storia di un’infelice, stonatissima e ricchissima aspirante soprano nella Parigi degli anni Venti anche la super cool Malika Ajane, giurata a caccia di una colonna sonora da premiare.

– Pif ha presentato Vogliamo i colonnelli, omaggio a Mario Monicelli in questa Mostra che lo celebra anche con la mostra della sua ultima compagna, madre di sua figlia Rosa, l’artista visuale Chiara Rapaccini.

(Photo Getty: 486447632)

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