David 2018: Napoli premiata, non solo con Ammore e malavita, miglior film, e Gatta Cenerentola, in una serata dominata dalle donne

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E così anche questa edizione dei David di Donatello è andata. Con un trionfo di Napoli, superpremiata in molte categorie, con il maggior numero di statuette, con qualche premio annunciato e molte sorprese. Con Ammore e malavita hanno vinto i Manetti Bros, mentre, tra i protagonisti, premiati due ‘ragazzi’ attori dai capelli bianchi come Renato Carpentieri che per La tenerezza di Gianni Amelio (miglior film e migliore regia, tra i 4 Nastri conquistati a giugno) ha fatto l’en plein con tutti i premi dell’anno. E l’immenso Giuliano Montaldo – dopo decenni di grandi regie – grazie alla regia e alla sceneggiatura di Francesco Bruni (David scuola, assegnato dai ragazzi) nel ruolo del poeta con l’Alzheimer di Tutto quello che vuoi. Ha vinto, poi, La ragazza nella nebbia, opera prima dello scrittore ora anche regista Donato Carrisi.

E ha sorprendentemente vinto per la migliore regia il più giovane dei candidati, Jonas Carpignano, l’enfant prodige dai lunghi rasta che con A ciambra ha raccontato la comunità dei rom calabresi protagonisti del suo film scelto dall’Italia pochi mesi fa per gli Oscar®. Doppia vittoria inattesa per il suo piccolo film che ha sconfitto avversari ‘pesanti’ come Gianni Amelio, Ferzan Ozpetek e Paolo Genovese. Sul palco Carpignano ha voluto dedicare il premio al suo protagonista, il giovane Pio Amato e con la “ciambra”, proprio la comunità stanziale di Gioia Tauro dove il film è maturato, come anche il progetto documentaristico che l’ha preceduto.

Tra le sorprese anche i premi – per la migliore produzione ­­– a Gatta Cenerentola, una vera festa per il primo film d’animazione italiano. E Nico, di Susanna Nicchiarelli, che ha vinto alcune statuette tra le quali quella per la migliore sceneggiatura originale. Tra le attrici non hanno sorpreso invece il David per Claudia Gerini (Ammore e malavita, non protagonista) e quello per Jasmine Trinca, ancora lei dopo il Nastro d’Argento, premiata come migliore protagonista per Fortunata di Sergio Castellitto. Miglior documentario, appena premiato dai giornalisti, è La lucida follia di Marco Ferreri, di Anselma Dell’Olio con la produzione di Nicoletta Ercole, a lungo collaboratrice del regista di Ciao maschio. E Anselma sul palco ha esultato gridando: “La regia è femmina!”.  Un urlo che anche in diretta tv, con la conduzione a orologeria, di nuovo Rai, di Carlo Conti ha dato grande spazio (come dalla mattina quando i premiati sono stati ricevuti tradizionalmente al Quirinale) e protagonismo alle donne del cinema e alla loro protesta con il movimento Dissenso comune: una presa di coscienza per le battaglie contro la violenza, ma anche differenze di genere. Ed è proprio nel segno forte della protesta e dell’orgoglio al femminile che i David 2018 lasciano un segno. Come ha ricordato anche la Presidente della Fondazione che li produce, Piera Detassis, dicendo che il David deve comunque “rappresentare la diversità e la varietà. Non solo del cinema italiano, tra fiction, cinema del reale, animazione”. 

La serata tv condotta da Carlo Conti si è aperta, in diretta su Raiuno, con un monologo di Paola Cortellesi che, approfittando di un testo di Stefano Bartezzaghi, ha giocato sulle trappole del linguaggio tra maschile e femminile: cortigiano-cortigiana uno squillo, una squillo e così via. Con Giovanna Mezzogiorno, Sonia Bergamasco, Jasmine Trinca a Isabella Ragonese, unite alle sue spalle, come in un coro nel denunciare ogni discriminazione.

Spielberg ha ricevuto il David alla carriera da Monica Bellucci: salutato nel backstage da Roberto Benigni, sul palco ha citato “Fellini, De Sica, Antonioni e poi Tornatore, Benigni, Bertolucci, Nanni Moretti, i Taviani, Lina Wertmuller, la prima donna candidata come miglior regista agli Oscar®. Poi ha aggiunto la generazione degli ‘immigrati’, Scorsese e Coppola, che hanno cambiato il panorama del cinema americano. E la nuova ondata, di cui fanno parte Valeria Golino e Alice Rohrwacher, una generazione che sta segnando la rinascita del cinema italiano”. Il regista ha raccontato la sua prima visita a Roma, nel 1971: “Stavo promuovendo Duel, era la prima volta che lasciavo gli Stati Uniti. Mi ero addormentato in albergo e squillò il telefono, mi dissero che c’era Federico Fellini nella hall. Aveva visto il mio film ed era venuto a dirmi quanto gli fosse piaciuto. Mi accompagnò a fare una passeggiata per Roma e poi mi diede un consiglio: è importante intrattenere il pubblico, ma soprattutto è importante intrattenere se stessi. Nel mio ufficio dal 45 anni c’è appesa una foto di quel giorno, io e Fellini”. Con molta generosità da premiato si è fermato sul palco a consegnare il premio al miglior regista esordiente, lo scrittore Donato Carrisi per La ragazza nella nebbia. Premi speciali anche a Stefania Sandrelli, emozionatissima, che lo ha dedicato a tutte le persone che ha avuto la fortuna di incontrare nella sua lunga carriera, tra loro Marcello Mastroianni. Da lei il premio a Giuliano Montaldo per Tutto quello che vuoi: “Ho cominciato 68 anni fa proprio come attore con Carlo Lizzani in Acthtung! Banditi! Se avessi vinto allora invece di fare la vita faticosa del regista avrei fatto quella noiosissima dell’attore”.

Ha emozionato Jasmine Trinca, miglior attrice protagonista per Fortunata, che citando ancora le battaglie di Dissenso comune e Margaret Mazzantini ha detto: “Da piccola il maestro Antonio mi ha fatto fare il lupo anziché Cappuccetto rosso nella recita scolastica” ha raccontato. “E io mi chiedevo, perché non posso fare Cappuccetto rosso? È stato l’esempio di un femminile non stereotipato che la mia mamma mi ha trasmesso, spero che arrivi a mia figlia Elsa. Sii forte e coraggiosa”.

Premio speciale internazionale a Diane Keaton, con l’immancabile cappello alla Io a Annie in palcoscenico e un grappolo di croci d’argento al collo, si chiede ironicamente se le donne in abiti maschili siano sexy. Citando Woody Allen e proprio Io e Annie come film simbolo della sua carriera, ha raccontato di quando si innamorò di Al Pacino sul set de Il padrino, e ha concluso la sua apparizione sul palco cantando “Three coins in the fountain”. Da Diane Keaton il David a Renato Carpentieri che in quest’edizione dei David ritira così il suo premio: “La tenerezza è una virtù rivoluzionaria, nella cortesia c’è un pizzico di ipocrisia, mentre la tenerezza è così com’è. La seconda cosa è che il rischio ogni tanto fa bene”.  Per la migliore sceneggiatura non originale, infine, anche i registi Piazza e Grassadonia, premiati nella giornata delle vittime di mafia, per Sicilian Ghost Story, hanno ricordato il piccolo Di Matteo: il loro film come in una favola visionaria racconta la sua tragica fine.

Bilancio finale: cinque David sono andati a Ammore e malavita, quattro a Nico, 1988 di Susanna Nicchiarelli, due ciascuno a Tutto quello che vuoi di Francesco Bruni, Napoli velata di Ferzan Ozpetek (per il quale sono state premiate scenografia e la splendida fotografia di Gianfilippo Corticelli) A Ciambra e Gatta Cenerentola.

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