Con Valeria Golino vince anche l’Italia nella Mostra della ‘fiesta latina’ che si chiude guardando al futuro

di Laura Delli Colli

Valeria Golino come Shirley Mc Laine e Isabelle Huppert: la seconda Coppa Volpi per la migliore attrice -che ha ritirato per un piccolo film arrivato a sorpresa alla fine della Mostra, come Per amor vostro di Giuseppe Gaudino- a quasi trent’anni dopo la sua prima vittoria di ieri, con Citto Maselli, ancora la entusiasma e la emoziona. “Sento la stessa ingenuità, la stessa voglia di far festa e la stessa allegria da condividere con tutti quelli che mi vogliono bene. E ogni volta che vengo a Venezia mi porto a casa qualcosa di speciale, di importante” dice raggiante per questo successo in parte annunciato.

Una promessa che si rinnova, perfino negli affetti più privati: a Venezia dieci anni fa l’incontro con Riccardo Scamarcio, oggi anche produttore del film che ha fatto conquistare all’Italia un posto nel palmarès di questa Mostra che si conclude nel segno della fiesta latina, ma anche del futuro.

Soprattutto di una grande novità nello sguardo di Venezia 72, come il Direttore Alberto Barbera aveva annunciato, sul cinema nuovo e sull’ “altra” America.

E c’è in realtà un filo invisibile tra Napoli, la Napoli diversa raccontata da Gaudino e l’America Latina del Venezuela che ha partecipato per la prima volta alla Mostra e ha vinto con una storia che sembra figlia di una suggestione realista. Che unisce due mondi lontani ma anche la voglia di novità.

Bisogna sostenere il cinema di ricerca, che parla chiaro e ha un punto di vista così forte” dice Valeria Golino. “Il cinema morirà, se continueranno ad essere sostenuti solo i film che hanno un modello televisivo“.

Lo hanno dimostrato a Venezia non solo i registi latinoamericani in concorso ma anche i ‘mondi’ lontani che hanno dominato la scena della Settimana della Critica e in fondo c’è Sudamerica anche nel film di Vincenzo Marra, con Riccardo Scamarcio, che, tra Bari e il Cile, alle Giornate degli Autori ha conquistato la stampa (con il Premio Pasinetti speciale per le Giornate) raccontando la storia di un padre separato alla ricerca un figlio che la madre, cilena, gli ha portato via.

Cosa vedremo dei film premiati sugli schermi italiani?  Il Leone d’Argento, nella doppietta sudamericana in testa al palmarès , El Clan di Trapero sarà distribuito da Rai Cinema con 01. E’ stato acquistato anche L’Hermine, con Fabrice Luchini, Coppa Volpi al miglior protagonista maschile e premio per la migliore sceneggiatura a Christian Vincent. Già il 17 settembre con Officine Ubu, arriva in sala, tra i premiati, anche Per amor vostro con Valeria Golino ed esce di nuovo anche Salò di Pier Paolo Pasolini, miglior film tra i restauri, pronto a tornare sugli schermi a risarcimento di quelal censura che subì all’uscita e che ha continuato a portarsi addosso senza mai aver avuto un premio.

Sguardo su un cinema ‘povero’ quello della giuria di Alfonso Cuaron dove sembra che il ‘nostro’ giurato Francesco Munzi abbia davvero incontrato la stessa latitudine, perfettamente sintonizzato a giudicare dai risultati sulla linea della scoperta. Ma soprattutto a fronte della ritualità di certe premiazioni, Cuaron ha spiazzato lanciando nel mondo un cinema “povero” e solo in parte dato tra i favoriti.

A casa i grandi autori, applauditi ma rimasti in secondo piano. Niente premi al cinese Behemoth o a Francofonia di Sokurov.

E a casa, pur con importanti sottolineature dalla stampa internazionale, anche gli italiani Guadagnino (Ralhp Fiennes era un buon candidato in alternativa a Luchini) e Marco Bellocchio con un film che è un manifesto non solo alla summa del suo cinema ma alla libertà creativa.

Se Gaudino con Valeria Golino ha vinto per tutti non va dimenticato il Leoncino della giuria collaterale dei ragazzi Agiscuola che Piero Messina, l’altro esordiente in concorso (proprio nello ‘squadrone italiano) ha portato con sè a Toronto, dove L’attesa avrà in questi giorni il battesimo internazionale.

Anche questa è Venezia: 7 mila accreditati, quasi 3 mila dei quali giornalisti, una madrina quest’anno -Elisa Sednaoui- spigliata e naturale, senza troppi discorsi lontani dal suo stesso modo di esprimersi, che ha giocato con ironia e soprattutto con i tempi e la distrazione di Jonathan Demme con una buona padronanza di un palcoscenico mai facile.

Una Mostra che torna al prossimo anno con la 73.ma edizione. Già in calendario dal 31 Agosto.

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