Cannes70: Jake e Tilda animalisti e debutta il secondo film italiano

di Laura Delli Colli

“Un film politico in un momento molto critico”: con un film sudcoreano abitato da superstar come Jake Gyllenhaal e Tilda Swinton (anche coproduttrice del film), Cannes ha consumato oggi la sua giornata animalista con un racconto orientato a difendere comunque l’ambiente e i diritti degli animali. Bong Joon-ho è il regista del film, Okja, come il nome della creatura ‘speciale’ che ne è in qualche modo protagonista, molto atteso soprattutto perché è uno dei due titoli prodotti da Netflix che non arriveranno nei cinema, ma che Cannes ha comunque scelto di proporre in concorso. Titoli diventati il pomo della discordia tra puristi del cinema in sala e industriali che considerano secondaria l’esclusiva del formato tradizionale.

E anche se Pedro Almodóvar, Presidente di Giuria, ha già aperto la sua crociata contro il cinema fuori dalle sale, questa favola che racconta la storia d’amicizia tra una ragazzina che vive nelle montagne e uno strano animale frutto di esperimenti genetici conquista il pubblico di Cannes (che lo ha applaudito soprattutto quando la multinazionale che vorrà portarglielo via per farne hot dog la farà improvvisamente crescere in un viaggio di formazione). “Siamo venuti qui per mostrare il nostro film con la meravigliosa opportunità di poterlo proiettare sul grande schermo, sono convinta che ci sia spazio per tutte le piattaforme” dice Swinton. E Jake Gyllenhaal: “L’arte è comunque benvenuta”. Insieme, però, da Cannes lanciano soprattutto, attraverso questo film, un appello contro lo sfruttamento dell’uomo sugli animali e la natura.

Applaudita dalla stampa Tilda Swinton dice: “Vivo circondata dagli animali e da loro possiamo imparare l’importanza della lealtà, della presenza, della semplicità. È il capitalismo che ci ha resi tutti quanti consumatori ma questo film ci ricorda che siamo anche altro…”

Fuori dal concorso, aspettando un weekend di cinema superstar, alla Quinzaine des Realizateurs ha debuttato oggi anche il secondo film italiano di Cannes, ancora un film che viene dal Sud, ancora una storia che racconta il mondo di un’Italia e una comunità marginale. Il film è A Ciambra e il regista (italoamericano) con la benedizione di Martin Scorsese, è Jonas Carpignano, vissuto tra Roma e New York, erede di Luciano Emmer (di cui è nipote diretto) e molto attento ad un realismo che Cannes aveva applaudito anche con il suo primo titolo, Mediterranea (strano destino il suo, Mediterranea non è andato in sala e A ciambra, pur essendo annunciato in distribuzione, non ha ancora una data certa di programmazione…).

La camera che dà il titolo al film è quella dove vive una piccola comunità rom in Calabria, pochi metri quadri affollati dove si respira la povertà e la difficoltà quotidiana di una famiglia rom. Il protagonista del film – ed è ancora un adolescente in primo piano tra le proposte di Cannes 70 in questi primi giorni – si chiama Pio Amato ed è cresciuto in fretta: a 14 anni già beve, fuma cercando di vivere nella scia del fratello maggiore. Con lui scopre la vita di strada fino a volergli dimostrare che è capace quanto e più di lui di cavarsela. Le cose andranno male e da quella notte cambierà per sempre il modo in cui Pio vedrà il mondo. Carpignano – molto attento al sociale – torna a Cannes con questa storia della zona di Gioia Tauro che segue quella dei migranti di Rosarno.

Il prologo del film è stato girato in Lucania, con un lavoro scenografico particolare e molta cura per i costumi: nel film appaiono vecchi carri e cavalli che raccontano l’esodo dalla Slovenia di comunità rom oggi residenti nella piana di Gioia Tauro. Come attori appaiono nel film gli stessi rom che vivono a Gioia Tauro e alcuni anziani che hanno realmente compiuto da ragazzini il viaggio che apre la vicenda che racconta l’amicizia tra un attore di colore e un bambino rom. Domani, aspettando il debutto del terzo attesissimo titolo italiano, Fortunata, si apre un weekend come sempre superstar…

 

 

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