Cannes70: tra glamour e metal detector, largo alle donne fin dal primo red carpet

di Laura Delli Colli

Largo alle donne. È andata idealmente a loro, alle italiane più amate dai francesi (ma anche star alle francesi più temute dalle italiane), la ‘palma’ glamour della serata inaugurale. E così, alla fine di una giornata in cui, anche nelle parole del Presidente di Giuria, Pedro Almodóvar, il cinema ha cercato, sorprendentemente, di prendersi l’ultima rivincita sull’assalto delle tecnologie che snaturano la sala (ha picchiato forte, contro chi tradisce le sale) le regine della prima giornata di quest’edizione di Cannes, che festeggia i suoi primi 70 anni, sono state proprio loro: Monica Bellucci, con Claudia Cardinale, ovviamente.

E accanto a loro, una nel ruolo della madrina, l’altra icona di quest’edizione speciale, Marion Cotillard e Charlotte Gainsbourg, splendida coppia di protagoniste nel (francesissimo) film inaugurale di Arnaud Desplechin. Poi, tra le magnifiche presenze di una kermesse che mobiliterà migliaia di spettatori per i prossimi undici giorni, anche le più giovani, come, accanto al grande Hyppolite Girardot (quanti nomi celebri in arrivo…) la nostra Alba Rohrwacher, davvero leggera e perfettamente all’altezza delle colleghe francesi, nel film inaugurale in cui appare, come in un dipinto preraffaelita, con i capelli lunghissimi e biondi e una freschezza che sottolinea l’ingenuità del suo stesso personaggio. In Les Fantômes d’Ismaël (Ismael’s Ghosts), scelto dal direttore del Festival Thierry Fremaux per la serata inaugurale, Alba fa coppia con Louis Garrel ed è un’autentica sorpresa – a dispetto dell’accoglienza non proprio calda che il film ha avuto al mattino alla prima proiezione per la stampa – in un bouquet di interpreti in cui il fascino misterioso delle donne sovrasta perfino il protagonismo esasperato di Mathieu Amalric, il protagonista del film nel ruolo di un regista che, tormentato appunto dai suoi incubi, perde, con la tranquillità, anche la bussola…

Tutti insieme, pronti per il debutto, in un trionfo di smoking e di griffe (più italiane che francesi, a dire la verità) posano per un muro di fotografi sul red carpet più ambito e curato del mondo: quello che porta alla scalinata è un tappeto esclusivo, lungo ben 60 metri. Fino alle prime ore di stamattina era coperto da un sottile strato protettivo di cellophane (ma si dice che venga cambiato tutti i giorni per essere sempre ‘smagliante’). E la sua vivacità – alla quale fa da ‘pendant’ il manifesto scarlatto con la Cardinale che guarda il Palais – fa perfino dimenticare il tormento delle file rese ancora più interminabili quest’anno (per gli oltre 4 mila accreditati) e le forche caudine dei metal detector che la difficile situazione del terrorismo, non solo in Francia, ha fatto spuntare anche a Cannes, ad ogni varco, nel primo Festival dell’era Macron.

Ma torniamo al cinema: nel film inaugurale, fuori concorso, al quale assiste stasera anche il Ministro italiano per i Beni e le Attività Culturali Dario Franceschini, Amalric è il protagonista, Ismaël, un regista che deve girare la storia di una spia allevata da una ‘cupola’ di diplomatici. Proprio lui, Ivan, è in realtà ispirato alla figura di suo fratello. Con i fantasmi, in questo film, i veri protagonisti sono però gli incubi che agitano il sonno dei due fratelli ammalati entrambi di un morbo che tormenta le loro notti come un ’baco’ che divora il loro stesso tessuto genetico.

E visto che gli incubi a volte si materializzano come i sogni, quando nella vita reale di Ismaël torna, dopo oltre vent’anni, una moglie svanita nel nulla, data per dispersa e forse morta, pianta e sepolta virtualmente dalla disperazione del suo stesso padre (e mai riapparsa) la sua malizia e il suo ricordo trasformano la memoria in desiderio, e fanno riaffiorare nell’equilibro sentimentale del regista, un passato che aggiunge ambiguità e confusione non solo alla vita di tutti ma forse anche alla trama del racconto. Carlotta, così si chiama la moglie fantasma che riappare e mette in crisi soprattutto il protagonista della vicenda (che nel frattempo ha un nuovo legame con Sylvia), è Marion Cotillard, l’attrice che iniziò la sua carriera proprio diretta e ‘scoperta’ da Desplechin. Era il 1996, una decina d’anni dopo eccola di nuovo con lui sulla montée des marches, tutt’altro che fantasma. Ma come dice il regista, che da parte sua è a Cannes per la sesta volta “sono cose che accadono nella vita, che a volte si presenta inaspettata ai suoi protagonisti. Una vita che è come l’amore – secondo Desplechin – perché anche l’amore arriva all’improvviso e poi ricapita come capita a Ismaël, l’occasione di attraversare la propria vita, tra realtà e finzione, senza capirci un bel niente».

A titolo di curiosità, non c’è un suo film che non sia stato invitato a Cannes e lo scorso anno Desplechin è stato in giuria. Ma, ritorno nel ritorno, in Comment je me suis disputé… (ma vie sexuelle) nel quale esordì Cotillard, entrava in scena nel cinema di Desplechin anche Mathieu Amalric, che – anche questa è una curtiosità – per la seconda volta nel suo cinema si chiama Ismaël. Domani è un altro giorno, come, a proposito di cinema, diceva Rossella O’Hara. E, se oggi, tra le star c’è stata anche una grande Vanessa Redgrave, documentarista impegnata sul tema delle migrazioni, domattina alle 8.30 del mattino si ricomincia con Wonderstruck, regia di Todd Haynes, in attesa di un weekend in cui il cinema, di Cannes, fuori concorso, parlerà molto italiano…

 

 

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