Cannes70 tra divismo, superstar e film sull’adolescenza tradita

di Laura Delli Colli

“È un dono e un privilegio continuare a lavorare con un’attrice come Julianne Moore” dice il regista di Wonderstruck Todd Haynes.

“È stato un regalo del Festival essere qui, in un’edizione di Cannes che dà spazio a ben 12 film dedicati alle donne, libera perfino di scrivere da sola il mio discorso inaugurale”, confessa la mattina dopo l’applauditissima performance inaugurale la madrina Monica Bellucci.

Julianne Moore – come tante altre straordinarie attrici invitate per siglare nel segno della bellezza e del cinema internazionale la prima serata del Festival 70 – ha scelto come sempre il verde brillante, per far risaltare il rosso deciso dei capelli, anche alla conferenza stampa del film di Haynes.

Monica Bellucci, dopo le trasparenze (che qualche giornale francese ha perfino ritenuto ‘scandalose’ nell’abito inaugurale) accoglie invece la stampa italiana, alla quale è più affezionata, di prima mattina, offrendo all’ora del caffè, un incontro candido e leggero come l’abito un po’ vintage che ha scelto per il giorno dopo: “è stato bello poter parlare di creatività senza frontiere e anche di età senza troppe autocensure perché sono davvero convinta – dice – che la creatività si liberi completamente quando ci rendiamo conto che l’età è solo una questione di energia, qualcosa di simbolico, almeno per una come me che – racconta – in fondo, un po’ come accade alle ballerine, ha fatto tutto un po’ tardi, comprese due figlie avute dopo i quarant’anni…”.

“Assimilare, capire dimenticare… ci vogliono i tempi giusti per farlo” dice la ‘madrina’ 70 mentre non smentisce un prossimo ruolo (accanto ad Antonio Banderas?) e non anticipa nulla della grande fiction con la quale debutterà da produttrice tra qualche mese, ma neanche del piccolo ruolo che David Lynch ha ritagliato per lei nel nuovo Twin Peaks: “come si fa a dire di no se ti chiama un regista come lui? Per me che poi sono un’istintiva e lascio parlare le emozioni…”.

Croisette superstar, insomma, dopo l’inaugurazione, anche nella seconda giornata che il Festival dedica, però, non solo in concorso, a un tema che l’agenda di Cannes ha in qualche modo orientato, scegliendo di presentare, proprio nello stesso giorno, due film in concorso dedicati a un focus sull’adolescenza – appunto Wonderstruck di Todd Haynes e il russo Loveless di Andrey Zvyagintsev – mentre anche la prestigiosa Semaine de la critique proprio stasera apre con Sicilian Ghost Story di Fabio Grassadonia e Antonio Piazza, la favola nera italiana che ha conquistato i selezionatori più attenti anche all’essai che arriva subito nelle sale italiane.

Sia Loveless che Wonderstruck sono storie emotivamente coinvolgenti di ragazzini appena dodicenni in fuga dalla famiglia. Ed è curioso che alla visione romantica e un po’ fiabesca del film di Todd Haynes, applaudito alla prima proiezione stampa e accreditati del mattino, coincida quella tragica e decisamente ideologica del russo Andrej Zvyagintsev, che aveva vinto il Leone d’oro a Venezia nel 2003 con la sua opera prima Il ritorno.

Il film russo si apre sulla violenza di un divorzio, tra Boris e Genia, che separandosi cercano di vendere l’appartamento dove vivono, con una fretta dettata dalle loro nuove scelte di vita: lui aspetta già un figlio da una ragazza più giovane, lei frequenta un vedovo. Ma a complicare le cose c’è il figlio, Aliosha, ignorato dal padre e maltrattato dalla madre, che lo vorrebbe in collegio, dando il via a un romanzo triste di anaffettività che porta per mano lo spettatore in una parabola della nuova Russia. Paese dove tra l’altro spariscono migliaia di persone l’anno.

Wonderstruck, che nasce dal libro dello stesso autore di Hugo Cabret, Brian Selznick, racconta due storie parallele che si sviluppano nel 1927 e nel 1977, per unirsi solo alla fine con un colpo di scena che non sveliamo. Ben e Rose sono nati in tempi diversi: lui è alla ricerca del padre che non conosce, lei vive invece nell’ammirazione per una misteriosa attrice. La loro è una storia ‘muta’ e il film è pieno di emozioni, anche perché tra bianco e nero e colore il regista sceglie di raccontarla solo con un linguaggio visivo, simile a quello dei segni”.  Per raccontare meglio l’idea del film, Haynes e il cast hanno improvvisato una conferenza stampa, con un’interprete della lingua dei segni per la giovane protagonista Millicent Simmonds. Wonderstruck è stato girato al Museo di Storia Naturale di New York, dove il regista ha realizzato un film figlio della fantasia dei ragazzi, con il ritmo di un giallo pieno di indizi sparsi qua e là che, solo alla fine, però, svelano un’inattesa soluzione dell’enigma.

Julianne Moore è stata diretta Todd Haynes quattro volte ed è ormai considerata la sua musa. Nel cast, ancora nel ruolo di una madre dopo Manchester By The Sea, anche Michelle Williams.

Adolescenti, infine, alle prese con una storia drammatica figlia della cronaca – ma guardata con gli occhi della fantasia – anche nel film di Fabio Grassadonia e Antonio Piazza,Wonderstruck. Ne riparleremo presto in un ‘punto’ speciale sul cinema italiano a Cannes, un’ondata di nuovi film che il loro arrivo inaugura, anche se fuori dal concorso ufficiale.

Con Julia Jedlikowska e Gaetano Fernandez, attori per la prima volta, sullo schermo c’è la storia del delitto più efferato compiuto dalla mafia che sciolse nell’acido – dopo 779 giorni di prigionia e di torture – il corpo del piccolo Giuseppe, figlio del pentito Santino Di Matteo, pluriomicida, tra gli autori della strage di Capaci. Qui il bambino cresce e diventa un quattordicenne alle prese con il primo innamoramento adolescenziale. La mafia, attraverso gli stessi ex compari di suo padre, lo rapirà torturandolo fino alla morte. Ma lei non si darà per vinta e quest’amore – più forte di tutte le possibili omertà sull’orrore mafioso – come in una tragedia shakespeariana sublimerà l’incubo nel sogno immortale di una fantasia nera. Popolata da mafiosi che diventano orchi e, alla fin fine, dai fantasmi apparsi sullo schermo di questo Festival, dopo quelli, deludenti, del film inaugurale. Dalla Croisette al cinema, il film è da oggi stesso in sala.

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