Cannes 71: Con Lazzaro felice una sorpresa (italiana) da palmarès

di Laura Delli Colli

Tempo di lettura: 3 minuti

Oltre 10 minuti di applausi al termine della proiezione ufficiale per Alice Rohrwacher e Lazzaro felice, il primo dei due italiani in concorso che nel week end delle donne, a Cannes, ha affrontato pubblico e stampa decisamente con un buon successo confermato anche dalle critiche internazionali.

Non c’è dubbio, Lazzaro felice è il film che ha sorpreso in questo week end di cinema in concorso oltre il realismo poetico di Jafar Panahi, iraniano, l’Oriente diviso tra le spie coreane in cerca di verità sulla bomba e la riflessione d’autore, cinese, sulla neo industrializzazione e certo sulle donne soldato che hanno portato la mobilitazione al femminile sulla montèe des marches. E così, nel giorno di Kubrick e del film che Cannes ha dedicato fuori concorso al ritratto di Papa Francesco secondo Wim Wenders, il Festival ha chiesto ai suoi spettatori per perdersi, senza troppa razionalità, nei misteri di una fiaba come nell’irrazionale, oltre le religioni e oltre la concretezza del realismo. Un po’ come accade proprio a Lazzaro, che attraversa la malvagità del mondo con un’aura di purezza fuori di ogni tempo. O, forse, come ci insegna, molto più realisticamente, il percorso umano di Papa Francesco nello sguardo di un grande autore laico. E ancora, magari, in maniera decisamente più laica e cinefila, come dimostra, tanto più ‘resuscitato’ ad un nuovo splendore visivo, il viaggio straordinario che Stanley Kubrick ci ha regalato esattamente mezzo secolo fa con 2001 Odissea nello spazio, primavera di un Sessantotto che, anche nel cinema, avrebbe segnato un cambiamento forte, presentato a Cannes, ieri, dal regista che ne ha curato il restauro, Christopher Nolan: “Kubrick mi ha insegnato tutto, mi ha mostrato lui la strada del cinema quando avevo solo 7 anni e grazie a lui ho cominciato ad amare questo mondo” aveva raccontato Nolan sabato in una Master Class affollata fino all’impossibile e lo ha sottolineato ancora una volta ieri alla proiezione ufficiale del film restaurato, presente la figlia di Kubrick il regista della saga di Batman (ma soprattutto di Memento e di Interstellar, dichiaratamente ‘figlio’ di quelle suggestioni).

Ma torniamo a Lazzaro felice e al successo di Alice Rohrwacher, che secondo i primi commenti francesi e anche, tra gli altri, per esempio, il Telegraph, avrebbe già messo, al debutto, una possibile ipoteca sulla Palma d’Oro. Il film ha avuto in sala un’accoglienza sul red carpet resa ancora più festosa dalla presenza inattesa di Roberto Benigni (nel ruolo coniugale di supporter di Nicoletta Braschi, che nella storia, è la perfida marchesa che sfrutta il lavoro dei contadini) ed è una fiaba ‘bislacca’ come l’ha definita l’autrice che in fondo esprime un modo di ‘stare al mondo’, offrendo agli spettatori una riflessione sul senso della bontà e sul valore della purezza, nella vita, che sarebbe piaciuta sicuramente a Ermanno Olmi, ma –come si legge per esempio nella critica di Paolo Mereghetti- può ricordare anche i mondi surreali di Sergio Citti nel fotografare un mondo in cui con grazia è la forza dell’innocenza che vince sul male. Proprio come accade nella favola del lupo che guida tutto il film fino all’immagine finale, richiamando la vera storia di San Francesco: se il lupo annusa Lazzaro e se ne allontana senza aggredirlo è perché perfino lui sente il profumo di una bontà che misteriosamente diventa nel film una sorta di santità laica capace di attraversare il nuovo Medioevo che il film mette in scena fino al realismo dei tempi moderni.

Realisticamente il film parte dal racconto dello scandalo del tabacco, sulla scia del grande inganno che la marchesa interpretata dalla Braschi con la sua perfida gentilezza, perpetrò a danno di 54 braccianti trattati come schiavi nonostante la mezzadria sia stata abolita dal 1982. Quando un ‘caso’ richiama all’Inviolata– così si chiama la sua proprietà- le forze dell’ordine ed esplode lo scandalo, la comunità viene recuperata ma lontano da quelle terre non sa vivere nel mondo. Lazzaro, che è Adriano Tardiolo, 19 anni, per la prima volta sullo schermo, neanche ventenne e ingenuo come un bambino sfugge al cambiamento perché un attimo prima dell’arrivo dei Carabinieri, precipita nelle gole dei Calanchi (realmente quelli di Civita di Bagnoregio).

Riapparirà, come un santo, nel mondo cambiato che non conosce purezza, credendo ancora nell’amicizia adolescenziale con il ‘marchesino’ ribelle e viziato che ritrova in una realtà di perdenti dove la bontà difficilmente può sopravvivere, come la poetica del film dimostra in un dichiarato omaggio dell’autrice al grande cinema di Olmi, appena scomparso: “un maestro e un artigiano di questo mestiere, a cui non ho fatto in tempo a mostrare il film. E non c’è sguardo che in questo momento mi manchi di più”, ha detto Alice che ha diretto, nel film, anche la sorella Alba Rohrwacher. “Questo film è una scommessa. È un po’ bislacco ma sicuramente molto libero” e con le radici solidamente ancorate, in ogni caso alle vere origini familiari della famiglia Rohrwacher, quelle dell’apicoltura, per tradizione familiare, anche se, come dice la regista “Il mondo di Lazzaro è Lazzaro. E la nostra storia non c’entra.”

Ma chi sono i Lazzaro di oggi? “Gli ultimi della fila, pur di non disturbare. Persone che, come il nostro protagonista, non giudicano chi ha davanti, ma hanno una fiducia incondizionata nel prossimo. Elsa Morante diceva ‘siamo passati dal primo Medioevo al secondo Medioevo’, quindi il film, per dirlo con le parole di un genio della nostra letteratura – dice ancora Rohrwacher – vuole raccontare il passaggio da un Medioevo di origine storica ad uno più umano, di disgregazione e lotte costanti. Tutto cambia e tutto rimane com’è…”

Lo sarà anche per le donne, protagoniste di questo week end anche sulla montèe des marches con un’occupazione non solo simbolica del red carpet? Lasciamo rispondere proprio Alice Rohrwacher che oggi, insieme, tra le altre anche a sua sorella Alba e a Jasmine Trinca fa parte della mattinata di riflessione e non solo di battaglia al femminile nell’anno del #metoo e di #dissensocomune.

“Siamo qui a presentare il film come donne, certo, ma soprattutto come persone. È importante invece che la selezione di Cannes sia quest’anno una selezione di sguardi sul mondo”. E questo forse è il cuore del tema anche nel dibattito che impegna, oltre la polemica sulle molestie, le donne del cinema: la differenza dello sguardo, come dice ancora Alice Rohrwacher “oltre il rischio di una divisione di maschi e femmine come al bagno delle scuole elementari…”

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