Cannes 71: Dal Libano il piccolo Zain, eroe siriano a caccia della Palma ma, soprattutto, di giustizia

di Laura Delli Colli

Non c’è dubbio, da ieri sera c’è un film che – soprattutto sul fronte delle donne – ha già messo una seria ipoteca sul palmarès di questa 71.ma edizione quasi alla fine e davvero potrebbe sorprendere la giuria oltre il pubblico di Cannes 71, oltre ogni previsione: è Capharnaum della libanese Nadine Labaki (la regista di Caramel) accolto con applausi sinceri in concorso e sicuramente candidato a un premio importante, anche se questo Festival si chiude comunque con un successo importante per il cinema italiano e ci fa sperare in un riconoscimento sia per Alice Rohrwacher che, dopo l’accoglienza straordinariamente entusiasta di ieri, per Matteo Garrone.

Labaki, con un taglio documentaristico e insieme un tratto felicemente delicato ci offre senza retorica, nel film, il ritratto di un’infanzia violata dove incontriamo bambine vendute per matrimoni combinati ad appena 11 anni e ragazzini deprivati del loro diritto all’infanzia. E con una regia asciutta mette allo specchio la sofferenza ma anche la naturale vocazione alla sopraffazione di questi piccoli eroi del quotidiano che ci ricordano i bambini del neorealismo italiano o, più vicini a noi, i ragazzini dell’India di The Millionaire.

Il film racconta in particolare l’incredibile vita di Zain, un piccolo siriano di cui non si conosce neppure l’età esatta perché i genitori, considerato il costo della certificazione, non l’hanno mai registrato all’anagrafe. Zain finirà in tribunale, in manette per aver accoltellato un bastardo ma soprattutto per aver fatto causa ai genitori: perché l’hanno messo al mondo.

Per Nadine Labaki, che arriverà anche sugli schermi italiani con Lucky Red, è il terzo lungometraggio, un film manifesto che punta il dito sul “capharnaum” (in francese, ha spiegato, è il termine che indica una gran confusione di oggetti e persone) – in una guerra tra poveri messa in scena da attori non professionisti che hanno vissuto storie molto simili a quelle che la regista ha scelto di raccontare. Labaki -che nel film recita nel ruolo dell’avvocato che difende il bambino –ha spiegato che questo racconto nasce dal fatto che, insieme a suo marito Khaled, musicista e in questo caso anche produttore del film, ragionava su quello di cui volevo parlare, le mie tante ossessioni del momento. “Ed è lui che mi ha spinto verso questo cafarnao‘ di immigrati illegali e bambini maltrattati”.

Il festival non solo con questo film corre verso il finale anche con un documentario firmato da Michel Toesca e presentato fuori concorso: un vero e proprio atto di accusa contro le autorità francesi che sovrintendono all’immigrazione sul confine con l’Italia. Racconta il tema un testimone speciale come Cédric Herrou, agricoltore di la Roya, nel Sud della Francia che da anni convive con la realtà dei migranti abbandonati a sé stessi magari sul bordo della strada – dice all’inizio del film – un giorno ho deciso di portarli a casa, bisognava fare qualcosa”. Nel tempo la sua lotta è diventata quotidiana, e Cédric ha preso a ospitarli regolarmente nella sua casa o sulla sua terra sapendo di rischiare la prigione, ma non mi importa perché sono un uomo libero”. Libre, appunto. Proprio come dice il titolo del film.

Con una retrospettiva dedicata al premio Oscar® Denzel guardando al futuro torna a Pompei dal 29 luglio al 6 agosto, alla decima edizione, dell’Italian Movie Award – Festival Internazionale del Cinema guidato da Carlo Fumo, presidente e direttore artistico, e Luca Abete, conduttore, che a Cannes hanno annunciato le nomination 2018 delle categorie “cortometraggio”, “documentario”, “miglior film d’animazione” e “miglior opera prima”. Sono state presentate le principali novità dell’edizione 2018, che ha deciso di introdurre un nuovo e originale criterio di premiazione per la categoria “lungometraggi”: sarà la Jury Roots, composta dalle più importanti comunità di cittadini di origini italiane all’estero, a sancire le migliori opere italiane all’estero, preselezionate e nominate dalla Giuria Accademica. Dal festival “Uno sguardo alle generazioni, a coloro che credono nella bellezza dei propri sogni, perché gli insegnamenti di oggi rappresentano le scelte e le azioni del domani”.

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