Cannes 70: al cinema con Fortunata, il Godard di Hazanavicius, Hoffman, poi a lezione da Clint

di Laura Delli Colli

Domenica di grande cinema sulla Croisette: mattinata con un film francese particolarmente atteso, in gara, Le Redoutable di Michel Hazanavicius poi The Meyerowitz stories con Dustin Hoffman, Adam Sandler e Ben Stiller e, soprattutto per gli italiani, l’emozione del debutto a Cannes, per Un certain regard, dell’ultimo film di Sergio Castellitto, Fortunata con Jasmine Trinca, Stefano Accorsi, Alessandro Borghi. Pomeriggio cinefilo da non perdere, infine, con la lezione d’autore di un gigante del cinema internazionale, molto amato dai francesi ma anche dagli italiani, come il ‘vecchio’ Clint Eastwood.

Non c’è storia, perfino all’ombra di Nicole Kidman e tra le superstar del glamour, oggi a Cannes vince il richiamo di un grande cinema che celebra se stesso. Ce lo suggerisce la lezione di Eastwood che raramente appare nei festival anche se a Cannes si sente a casa, ma anche Le Redoutable, che arriverà in sala in Italia e con il tono di una commedia, non solo sul cinema ma su un passaggio epocale della Storia e la società contemporanea, ha evitato l’operazione nostalgia sul ’68 lasciando sorridere (già alla proiezione in anteprima stampa) il pubblico in sala, prima dell’applauso finale.

Nel racconto, costruito come un ‘biopic’ ma non solo, Godard è perfetto anche nella rappresentazione iconografica di Garrel. Una ricostruzione che sposta l’idea del film Oscar®, di Hazanavicious, straordinariamente amato in tutto il mondo – The Artiste ci immerge in un Maggio iconico, certo, con Mao e le bandiere rosse grandi protagoniste, ma, in fondo, intriso di ideologia, e contraddizioni con molta ingenuità, anche se ormai metabolizzato come il sogno impossibile di una rivoluzione mancata non solo per i ventenni di allora. La ricostruzione filologica è molto attenta anche ai dettagli e all’ambientazione (c’è un incontro rovente con un giovane Bernardo Bertolucci interpretato da Guido Caprino e sui titoli di coda sorprende perfino la citazione di un Celentano d’epoca con ‘Azzurro’…).

Jean Luc Godard è interpretato da Garrel, che il regista insegue mentre sta girando la Chinoise con la donna di cui è innamorato, Anne Wiazemsky, di quasi vent’anni più giovane (è una bellissima Stacy Martin accanto alla moglie di Hazanavicius, nel ruolo della regista che ha ispirato il film, Bérénice Bèjo). Il film, del resto, è costruito sui due libri di lei. C’è da parte del regista la certezza di evitare “il rischio della nostalgia cercando invece di dare anche attraverso i colori decisamente brillanti del film, un senso di energia che vuol rendere vitale il periodo, come un frullato confuso ma liberatorio di energie nuove. “Cercando il suo ideale – come ha spiegato Hazanavicius – Godard ha distrutto tutto quello che aveva intorno: le sue radici, i suoi idoli ma anche il suo lavoro, la rete degli amici e la sua relazione sentimentale, fino a distruggere, in qualche modo se stesso“.

Parla a suo modo molto di cinema ed è stato girato – non a caso – con uno sguardo dichiaratamente dedicato alla Mamma Roma di Anna Magnani anche Fortunata di Sergio Castellitto, un film nato come gli altri di Castellitto dalla collaborazione con la moglie Margaret Mazzantini, in una factory di famiglia nella quale si inserisce perfettamente Jasmine Trinca, una giovane parrucchiera scombinata, madre separata e perseguitata da un ex marito violento, che vuole portarle via la figlia ma che cerca anche continuamente di controllare la sua nuova vita soffocando ogni suo impulso di ritrovata libertà, anche sessuale.

Lavora a domicilio ma vorrebbe aprire un negozio tutto suo. Non ce la farà, divisa tra sogni e incubi, tra amori e disamori, ma Jasmine Trinca la porta sullo schermo con una fisicità importante, vinta dalla vita di una quotidianità impossibile, ma pronta a ruggire fino alla fine come una leonessa. Una ragazza in affanno, una madre imperfetta, una donna bellissima nell’istinto quasi animale che la spinge a rialzarsi nella vita come quando inciampa sulle ‘zeppe’ delle sue scarpe impossibili. È in sala quest’eroina pop che vive nella Roma di Torpignattara, attraversa gli archi dell’acquedotto per tornare a casa e attraversa pure Centocelle in un omaggio al cinema pasoliniano. Un’eroina perdente a dispetto del suo nome. Che il destino, come questo film, alla fine, però, finisce per riscattare.

Oggi è anche la giornata di Eastwood che ieri ha già presentato il restauro de Gli spietati, capolavoro tra i capolavori di tutti i tempi. “Sappiamo che non ama guardarsi sullo schermo – ha ricordato al pubblico il direttore del Festival, Fremaux – ma questa volta ha fatto un’eccezione così chi è in sala stasera potrà dire sono stato al cinema con Clint Eastwood“.
A 87 anni Eastwood a Cannes è stato in concorso, ha presieduto la giuria, ed è già stato ospite d’onore e ci torma in ottima forma. In concorso per la Palma d’oro è stato presentato anche The Meyerowitz stories, affresco di famiglia diversa, che si riunisce per organizzare una retrospettiva dedicata all’opera del patriarca, un artista famoso interpretato da Dustin Hoffmann. Nel cast i ‘figli’ Adam Sandler e Ben Stiller, con Emma Thompson. Regia di Noah Baumbach.

E si va avanti…

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