Cannes 69: La terza volta di Woody

di Laura Delli Colli

Apertura nel nome del cinema e della grande Hollywood di ieri con una commedia nello stile del migliore Woody Allen per la 62.ma edizione del Festival di Cannes. E il direttore del Festival, Thierry Fremaux riuscirà sicuramente a far dimenticare il clima incerto di questa prima giornata in grigio con i colori di un’America anni Trenta elegante e capricciosa, terra di nuovi avventurieri e gangsters spietati, particolarmente caldi nella fotografia da Oscar® (tre Oscar® di cui l’Italia va fiera) che segna, accanto ad Allen, il ritorno di un maestro delle luci come Vittorio Storaro.

Il film che arriva a Cannes per inaugurare il Festival dopo Hollywood Ending che lo aprì quattordici anni fa e Midnight in Paris, scelto per l’inaugurazione di cinque anni fa, è ambientato negli anni Trenta, un mondo elegante e capriccioso in cui tutto sembra possibile, compresa l’escalation di Bobby (Jesse Eisenberg) che ‘piove’ da New York a Los Angeles, a casa dello zio (Steve Carrell), potentissimo agente della Hollywood che conta, nella speranza di trovare un posto alla sua ombra. Il giovanotto, ebreo osservante come tutta la sua famiglia, si innamorerà con molte riserve di quel mondo, con tutto il cuore, però della bellissima Vonnie al quale lo zio (che in realtà ne è l’amante giovanissima e segreta) lo affida (lei è Kristen Stewart). Molto amore per il jazz, passione per quel cinema e un cast davvero smagliante insieme alle scenografie, ai costumi e alla fotografia, fanno il resto. Il film, seguito con affetto e divertimento dal pubblico della prima proiezione, esclusivamente riservata alla stampa (e iniziata con un po’ di ritardo per i molti, inevitabili  controlli di sicurezza) ha senza dubbio, per gli appassionati di Woody Allen, qualcosa di familiare e forse perfino di déjà vu, perfettamente in sintonia con il mondo dell’ironia (e di molta autoironia jewish) che attraversa una sceneggiatura indimenticabile soprattutto per una battuta: “La vita è una grande commedia scritta da un autore sadico”.

Amori vissuti e perduti, incontri impossibili, battute fulminanti sui veri protagonisti del grande cinema di quel mondo hollywoodiano fanno il resto, confermando che Allen, dopo due o tre film meno in linea con lo standard del suo stile, ritrova nei toni caldi dell’arancio e dl giallo di quel mondo che ama molto non solo lo stile del suo cinema romantico ma anche quella malinconia che anche qui non manca. “Provo sempre ad essere romantico” ha detto Woody Allen , commentando il film con la stampa. “Certo questa volta al romanticismo si aggiunge un fascino particolare perché il passato è romantico, New York è una città romantica, la Hollywood degli anni ’30 lo è, le storie d’amore complicate lo sono terribilmente e lo sono i protagonisti di quel cinema, tra Clark Gable e Cary Grant: è il cinema che amo, quello di quegli anni, il cinema che mi ha influenzato”. Un cinema nel quale, come si dicono I due protagonisti con un pizzico di malinconia, anche nel finale ”I sogni restano sogni”…

 

 

 

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