Berlino al via con Wes Anderson. L’Italia in gara con Figlia mia di Laura Bispuri con Golino e Rohrwacher

di Laura Delli Colli

Tempo di lettura: 4 minuti

 

È ancora una volta Wes Anderson, regista molto amato a Berlino con l’originalissimo L’isola dei cani, primo film d’animazione che inaugura la Berlinale nella sua storia, ad aprire, stasera, il Festival più atteso d’inverno. Attori importanti come Bill Murray, Jeff Goldblum, Tilda Swinton, Frances McDormand, Bob Balaban, Edward Norton, Scarlett Johansson e Greta Gerwig ne sono i doppiatori ai quali si aggiunge anche la partecipazione speciale di Yoko Ono.

Isle of Dogs è ambientato in un Giappone del 2037 dove tutti i cani vengono messi in quarantena su un’isola di rifiuti a causa di un’epidemia che colpisce solo i cani e cinque di loro, stanchi della loro esistenza così grigia e isolata dal mondo, offrono aiuto a un ragazzino, Atari, che sull’isola arriva alla ricerca del suo cane.

Una parabola antropomorfica all’insegna della solidarietà per una première in stop motion, già in corsa per l’Orso d’Oro. Curiosa la scelta musicale del film con un brano dei The West Coast Pop Art Experimental Band e una colonna sonora importante, firmata da Alexandre Desplat.

Scelta bizzarra ma piena di significati insomma quella dell’eclettico direttore della Berlinale, il più sorprendente dei grandi direttori di Festival, Dieter Kosslick, che a Berlino ha invitato quest’anno tra gli altri protagonisti molto attesi come Tilda Swinton, Isabelle Huppert, Robert Pattinson e Joaquin Phoenix. A loro il privilegio di sfilare sul red carpet più rigoroso e anticonformista del cinema, un tappeto rosso molto lontano dallo stile sfavillante di Cannes e dalle mondanità, in genere, dei festival  più attenti anche al dress code. Lo vedremo da domani quando arriveranno soprattutto gli autori e i film più attenti all’impegno e alla cultura del cinema che alle paillettes e ai lustrini dei red carpet modaioli.

 

I protagonisti cult di quest’edizione

Non a caso tra i protagonisti di quest’edizione ci sono personaggi come il regista indipendente filippino Lav Diaz (Season of the Devil), questa volta alle prese con un’opera rock che ha a che fare con la mitologia e ben 33 canzoni che egli stesso ha composto.
 O con Won’t Get Far on Foot Gus Van Sant che torna alla regia dopo dopo La foresta dei sogni (2015) con un biopic sulla vita del disegnatore John Callahan, ispirato alle sue memorie, interpretato da Joaquin Phoenix (Callahan era paralizzato in seguito a un incidente automobilistico e trasformò il disegno nella sua terapia di sopravvivenza).

Tra gli altri poi, segnaliamo Eva di Benoît Jacquot, per la sesta volta regista per Isabelle Huppert, in un nuovo adattamento da James Hadley Chase. Tra i titoli tedeschi una storia di incesto (My Brother’s Name is Robert and He is an Idiot) di Philip Gröning, il regista Premio Speciale della Giuria alla 70esima Mostra di Venezia. Poi la commedia grottesca Khook (Pig) del regista iraniano Mani Haghighi e tanti altri titoli tra i quali spiccano  con l’omaggio a Willem Dafoe, Orso d’Oro alla carriera, una selezione dei suoi film più famosi e
 la retrospettiva sul cinema di Weimar.

Happy Prince infine è il biopic su Oscar Wilde firmato Rupert Everett al quale aggiungiamo tra le segnalazioni anche il nuovo film della regista spagnola Isabel Coixet (The Bookshop, con Emily Mortimer libraia di provincia, nell’Inghilterra 1959).

 

L’Italia in concorso e in vetrina

Valeria Golino e Alba Rohrwacher sono in corsa insieme per conquistare l’Orso d’Oro con Figlia mia opera seconda di Laura Bispuri e unico film italiano in gara di cui è protagonista anche la piccola Sara Casu, 10 anni come Vittoria che interpreta nel film.

È un viaggio in cui tre figure femminili si cercano, e si allontanano, si amano e si odiano e alla fine si accettano nelle loro imperfezioni e per questo crescono, come ha spiegato la regista del film in uscita in sala il 22 febbraio prodotto da Vivo Film che è a Berlino anche con il documentario di Jacopo Quadri, Lorello e Brunello, nella sezione Culinary Cinema, dopo il Torino Film Festival.

Quadri, montatore per registi come Bernardo Bertolucci, Paolo Virzì, Roberta Torre e Francesca Archibugi racconta la Maremma agricola nello sguardo di due contadini gemelli, che lavorano da sempre nella fattoria di famiglia.

Nella sezione Panorama, l’opera prima dei fratelli Damiano e Fabio D’Innocenzo, La terra dell’abbastanza, prodotta da Pepito Produzioni, interpretato da Matteo Olivetti, Andrea Carpenzano, Milena Mancini, Max Tortora e Luca Zingaretti, storia di Mirko e Manolo, due bravi ragazzi, fino al momento in cui, guidando a tarda notte, investono un uomo e decidono di scappare. La tragedia si trasforma in un apparente colpo di fortuna: l’uomo che hanno ucciso è un pentito di un clan criminale di zona.

Tra gli altri titoli c’è poi il corto di Gregorio FranchettiCena d’aragoste. E a proposito di Italia non dimentichiamo che Jonas Carpignano, regista di A ciambra, è nella giuria opere prime e Matilda De Angelis che rappresenta l’Italia nella vetrina di talenti europei Shooting Star.  

Si comincia…

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