Berlinale: Tra Willem Dafoe e Joaquin Phoenix sorprende dall’Italia ‘La terra dell’abbastanza’

di Laura Delli Colli

Tempo di lettura: 4 minuti

 

I protagonisti de La terra dell’abbastanza, Mirko e Manolo, come si dice a Roma non sono che due ‘pischelli’ ai quali capita, una notte, per un incidente automobilistico, un inatteso colpo di fortuna che rovescia la loro vita. Far fuori per caso, investendolo, un infame, pentito e traditore, come succede a questi due amici, studenti di un alberghiero col sogno del bartender, diventa per loro a sorpresa una sorta di biglietto d’ingresso a costo zero per il mondo della mala. Come usciranno da quest’esperienza? È tutto nel racconto firmato a quattro mani dai gemelli Damiano e Fabio D’Innocenzo, romani di Tor Bella Monaca, al loro esordio con il film italiano che ha sorpreso la Berlinale, fuori concorso, lanciando, con i protagonisti del film – Andrea Carpenzano (lanciato da Tutto quello che vuoi di Francesco Bruni) e Matteo Olivetti, una coppia che farà strada.

A Berlino hanno diviso la giornata, dalla sezione Panorama, con almeno tre eventi per il Festival: la consegna dell’Orso d’Oro alla carriera a Willem Dafoe, da sempre attore molto amico della Berlinale, ora per la terza volta candidato agli Oscar®, con il regista filippino Lav Diaz, autore cult per il pubblico che ne ha seguito l’immancabile film maratona (stavolta musicale, ambientato negli anni Settanta) presentato in concorso e con un autentico mostro di bravura come Joaquin Phoenix irriconoscibile nei panni del disegnatore satirico, tetraplegico dopo un incidente, John Callahan, nato a Portland, giovane alcoolizzato che il film racconta dal libro a lui dedicato di  cui aveva acquistato i diritti anni fa Robin Williams con l’intenzione dichiarata di dedicarlo al suo grande amico Christopher Reeve, immobilizzato dopo l’incidente a cavallo  che lo aveva paralizzato. Il film, Don’t Worry, He Won’t Get Far On Foot, interpretato da un fortissimo Phoenix che passa dalla bottiglia di whisky alle sedute con gli alcolisti anonimi, all’acido delle sue irreverenti strisce satiriche, l’ha diretto, invece Gus Van Sant che torna a Berlino con l’attore completamente trasformato anche fisicamente in questo ruolo.

Torniamo a La terra dell’abbastanza che merita un approfondimento in più: i D’Innocenzo, Damiano e Fabio, 28 anni, sono autori del soggetto e della sceneggiatura ma, soprattutto, registi di un film che affronta il senso dell’amicizia attraverso il racconto di una periferia estrema e malavitosa.

È Roma, la periferia degradata e violenta di una realtà che ricorda il clima dei film di Claudio Caligari, il “luogo di preannunciata sconfitta”, come la definiscono i fratelli registi, in cui è ambientata la vicenda di Mirko e Manolo per i quali i registi si chiedono e ci chiedono: come si può sfuggire, in un luogo così segnato, alla coattagine e alla violenza? Una risposta che il film trova correndo sul filo del racconto borderline di una vera e propria iniziazione casuale e involontaria al crimine, in cui scivolano i due classici ‘bravi ragazzi’ protagonisti. Con Max Tortora nel ruolo del padre di uno dei due, Milena Mancini e Luca Zingaretti che interpreta il boss, i D’Innocenzo spiegano come il loro film sia il racconto di com’è maledettamente facile assuefarsi al male. Fino a che punto, però, si chiedono si può fingere di non sentire nulla? Baciati dall’improvvisa fortuna di aver realizzato il loro progetto dopo cinque anni di tentativi, e presto in sala grazie a Pepito produzioni,  i fratelli registi in Boys Cry, questo il titolo internazionale del film,  hanno una loro ‘morale’ sostenendo che “anche nel più duro dei ‘duri’ si possa trovare qualcosa di romantico, scardinando il machismo obbligato nella filosofia delle periferie più segnate dalla violenza e controllate dalla criminalità in cui la sensibilità è inevitabilmente sinonimo di debolezza.

La Berlinale continua oggi in Generation Kplus,  con un altro ‘piccolo’ italiano, il corto d’esordio di Gregorio Franchetti, Cena d’aragoste (Lobster Dinner), saggio di diploma della Columbia University che il giovanissimo regista esordiente ha appena finito di frequentare. Coproduzione tra USA e Italia, ambientato a Roma, il film racconta anche qui due amici, appena dodicenni però, nel loro scontro, anche di provenienza sociale, sull’esplodere dell’adolescenza. Un assaggio, per il Festival, insomma, tutto al maschile, dopo l’esplosione del protagonismo femminile dei primi giorni.

Ma le donne sono pronte a tornare…

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