Berlinale live: Canonero superstar. L’Orso d’Oro internazionale parla italiano

di Laura Delli Colli

da Berlino

Quelle indimenticabili tute bianche di Arancia meccanica, gli abitini verde acqua con le scarpette ‘baby’ di vernice nera delle piccole gemelle inquietanti di Shining e – oltre Kubrick – la meraviglia del musical in Cotton Club, la perfezione dei costumi d’epoca a lume di candela in Barry Lyndon, o di quelli reinventati e coloratissimi in Budapest Hotel, e ancora, indimenticabili, gli abiti fascinosi -come le star che li hanno indossati- de La mia Africa. Costumi per un cinema internazionale, molto amato dal pubblico ma anche dai grandi premi, rigorosamente perfetti anche per un grande film italiano come I Vicerè, dal romanzo di De Roberto, regia di Roberto Faenza, prodotto da Elda Ferri che in occasione dell’Orso d’oro che l’attende oggi è stato riproposto, alla vigilia della premiazione all’Istituto di Cultura di Berlino proprio per lei.

E ‘Lei,’ oggi alla Berlinale è ovviamente Milena Canonero, nove volte candidata e quattro volte premiata con l’Oscar®, una star del cinema d’autore, superstar a Hollywood perfino più che in Italia per i suoi costumi. Che ci invidia il cinema di tutto il mondo.

Oggi riceve l’Orso, il premio alla carriera della Berlinale prima della proiezione di Shining scelto personalmente dal direttore del Festival per chiudere la magnifica personale che Berlino le ha confezionato, come uno dei suoi abiti di scena perfetti, a misura di quest’omaggio. In un distillato di interviste, pochissime come le foto alle quali si è concessa con il solito velo di understatement la mitica Canonero ha sintetizzato il suo talento e il suo successo, ma anche il suo grazie alla Berlinale, in un semplice: “Quello che facciamo noi è molto poco, il merito di un buon film è sempre dei registi e comunque dei produttori, quando hanno il coraggio di rischiare. Grazie, per me è un grande onore rappresentare l’Italia a Berlino”. Come si dice, poche ma sentite parole alle quali si sono aggiunte quelle di Faenza e Elda Ferri al suo fianco per festeggiarla con I Vicerè.

“Canonero” ha detto il regista “non è solo una costumista, ma rappresenta un’evoluzione darwiniana di questo mestiere. E’ sbagliato che talenti come lei lavorino poco in Italia, forse anche per la paura dei costi che circondano la loro leggenda? Puo’ darsi ma la realtà non è questa”. A far paura probabilmente a qualche priduttore nazionale è certo la sua storia: successo sì, ma soprattutto la tenacia di non mollare mai. Milena Canonero fin da quando giovanisima iniziò, negli anni Sessanta, dmuovendo I primi passi quasi per caso, per un’amicizia con i coniugi Kubrick ha firmato film clamorosi e costumi eccezionali, ammirata e premiata in tutto il mondo. Basta rileggere I titoli della personale che le ha dedicato Berlino: Barry Lyndon (1975) di Stanley Kubrick, Momenti di gloria (1981) di Hugh Hudson, Arancia meccanica (1971) di Stanley Kubrick, Cotton Club (1984) di Francis Ford Coppola, Dick Tracy (1990) di Warren Beatty, Il Padrino Parte III (1990) di Francis Ford Coppola, The Grand Budapest Hotel (2014) di Wes Anderson, Marie Antoinette (2006) di Sofia Coppola, La mia Africa (1985) di Sydney Pollack, fino a Shining (1980) di Stanley Kubrick. I suoi Oscar®? Barry Lyndon, insieme a Ulla-Britt Søderlund, Momenti di gloria di Hugh Hudson, Marie Antoinette di Sofia Coppola, Grand Budapest Hotel di Wes Anderson. E’ stata candidata anche per La mia Africa, Dick Tracy, Tucker – Un uomo e il suo sogno, Titus e L’intrigo della collana.

Successi ai quali si aggiungeranno presto altri titoli. E certamente molti premi, oltre, naturalmente, a quello, unico, che viene dal pubblico. Al quale lei dice grazie, anche se oggi il grazie viene soprattutto dal cinema italiano che, con lei, è ancora una vota protagonista, dopo l’Orso d’Oro consegnato a Gianfranco Rosi un anno fa, del Festival d’inverno più importante del mondo.

 

Crediti immagine: Manuele Geromini

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