Berlinale al via con Django: red carpet gelato ma superstar

di Laura Delli Colli

Meno undici, come la temperature polare annunciata a Berlino, ma soprattutto meno uno al via: sì, manca un giorno all’apertura ufficiale della Berlinale 2017 che si inaugura con Django, biopic su Django Reinhardt, il genio gitano della chitarra interpretato dall’attore francese Reda Kateb. Il film diretto da Étienne Comar, è interpretato anche da Cécile de France e ambientato nel 1943, durante l’occupazione di Parigi, dove il chitarrista che fu il re dello gipsy swing, riempie i locali mentre i gitani come lui sono perseguitati in tutta Europa. Quando la propaganda nazista gli propone un tour in Germania la sua storia cambia tono, però, al film che il direttore della 67esima Berlinale, Dieter Kosslick ha fortemente voluto per inaugurare il Festival.
Un’apertura all’insegna dello spettacolo, della musica, insomma, ma anche, com’è tradizione nel mood di Berlino, della denuncia sociale e politica. In questo caso storica, contro ogni tentazione di discriminazione e persecuzione razziale, un tema universale che nel mondo è in primo piano e che, del resto, a proposito di integrazione e accoglienza, è stato vincente un anno fa proprio per l’Italia, poco presente quest’anno alla Berlinale ma grande protagonista dopo l’Orso d’oro a Fuocoammare lo scorso anno, per Gianfranco Rosi ora in corsa per l’Oscar®.
Chi attraverserà quest’anno il red carpet più acceso nell’inverno dei festival? Intanto a proposito di internazionalità dell’Italia posiamo essere molto fieri dell’omaggio alla grande costumista torinese, ormai soprattutto hollywoodiana, Milena Canonero: il 16 febbraio, con la proiezione del film Shining (1980) di Stanley Kubrick, il regista suo grande amico che le diede la grande occasione del debutto mondiale con i costumi, indimenticabili, di Arancia meccanica, Berlino le consegnerà l’Orso d’oro alla carriera.
Dieci i film che il festival ripropone per far applaudire i suoi straordinari costumi da Oscar®, oltre i due Kubrick Barry Lyndon (1975), Momenti di gloria (1981), Cotton Club (1984), Dick Tracy (1990) di Warren Beatty, Il Padrino III (1990), The Grand Budapest Hotel (2014), Marie Antoinette (2006) e La mia Africa (1985).
E sarà Italia anche la presenza di Alessandro Borghi, l’attore rivelazione di Non essere cattivo, nel parterre della ventesima edizione di Shooting Stars, la piattaforma che lancia giovani attori europei. Un po’ di Italia anche in Amelie rennt (Mountain Miracle – An Unexpected Friendship) di Tobias Wiemann, coproduzione con la Germania, e per Luca Guadagnino il 13 febbraio, nella sezione Panorama, con Call Me By Your Name, coproduzione italo-francese dal romanzo di André Aciman scritto dal regista italiano con James Ivory. Italiano, al mercato, anche Daughter of Mine di Laura Bispuri, la regista di Vergine giurata che andò in concorso con successo al festival.
Chi arriva, oltre i pochi italiani in partenza? Presiede la giuria Paul Verhoeven, quest’anno regista di Elle, che ha regalato la candidatura all’Oscar® a Isabelle Huppert. Tra le star: Hugh Jackman, che rimette gli artigli di Wolverine in Logan, in Z – La città segreta di James Gray, anche Sienna Miller e Robert Pattinson. Per The Dinner, versione americana del romanzo di Herman Koch (diventato in Italia I nostri ragazzi di Ivano De Matteo), Richard Gere e Laura Linney. Per Trainspotting 2, fuori concorso, niente attori ma il regista Danny Boyle. Per accompagnare The Party di Sally Potter ci sarà infine Kristin Scott Thomas.
Ma a quanto pare sarà con il cinema la musica una vera star di quest’edizione della Berlinale: dopo Django è molto atteso anche E: The story of our song: storia neozelandese della canzone maori top in classifica a metà degli anni Ottanta, e Félicité come la protagonista cantante in un bar di Kinshasa è il film in concorso, coproduzione franco europea anche con Senegal e Libano. Tra i film più attesi da domani The other side of hope di Aki Kaurismaki, On the Beach at night alone del sudcoreano Hong Sang-soo Ana, Mon Amour di Calin Peter Netzer, già vincitore dell’Orso d’Oro nel 2013, storia d’amore tra due ragazzi (ma il film racconta soprattutto la malattia mentale). E ancora El Bar di Alex de la Iglesia e Final Portrait, firmato da Stanley Tucci, storia anni Sessanta di Alberto Giacometti. Come si dice buon festival a Berlino?

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