Belmondo Leone d’oro a Venezia e si riapre l’eterna rivalità con Delon

di Laura Delli Colli

Uno dei due, diceva il titolo del loro ultimo film in coppia: un ritorno nostalgico (forse meglio dimenticarlo…) con la regia di Patrice Leconte, più o meno una quindicina d’anni fa, per Alain Delon e Jean Paul Belmondo. No, rivederli in coppia dai tempi eroici di Borsalino già allora non era la stessa cosa: uno dei due, alla fine, secondo la trama, doveva essere il possibile padre di una figlia in cerca di rivelazioni ma in quel film, che oggi appare teneramente nostalgico, non c’era -a dire il vero- neanche l’ombra della grinta che Alain Delon e Jean Paul Belmondo sfoderavano quando facevano i gangsters col ‘gessato’ e il mitra: né pupe, né pugni, e per tutti e due, sembrava inesorabilmente finita anche quell’aria sfrontata da gran mascalzoni che li aveva resi -non solo insieme- seduttivi e ineguagliabili sul set e nella vita.

Uno dei due. E sul bel Delon, ottant’anni malinconici compiuti da poco, stavolta è Belmondo ad aver battuto l’altro. Sarà infatti quest’anno per Jean Paul Belmondo, 83 appena compiuti, il Leone alla carriera destinato agli attori, appena annunciato dalla prossima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia..

Perchè il premio a Jean-Paul Belmondo? Icona pregiata, come Delon, del cinema francese e internazionale di almeno mezzo secolo, secondo la Mostra 2016 è lui che ha saputo interpretare al meglio la modernità della Nouvelle Vague attraverso i personaggi che ha interpretato in di A doppia mandata (À double tour, 1959) di Claude Chabrol, Fino all’ultimo respiro (1960) e Il bandito delle 11 (nel 1965 era stato in concorso proprio a Venezia) entrambi di Jean-Luc Godard, e ancora ne La mia droga si chiama Julie (1969) di François Truffaut.

In particolare il suo Michel in Fino all’ultimo respiro, resta un antieroe indimenticabile. Provocatorio e seducente, lo definisce la Mostra del Cinema. Ma anche perfetto nel ruolo del gangster che gli hanno cucito addosso tanti film di genere poliziesco francese, da Asfalto che scotta (1960) di Claude Sautet e Lo spione (1962) di Jean-Pierre Melville a Il clan dei marsigliesi (1972) di José Giovanni, fino a L’uomo di Rio (1964) di Philippe de Broca e Il poliziotto della brigata criminale (1975) di Henri Verneuil e Una vita non basta (1988) di Claude Lelouch.

Grande simpatia, muso duro da autentico mascalzone sciupafemmine, non c’è dubbio che con quell’immagine scanzonata e vincente (che conquistò anche la bellissima Laura Antonelli) Belmondo –Bebèl per i francesi- abbia dato un bel filo da torcere a Delon . Anche in Italia dove, però con quel vecchio ‘socio’ dalla faccia da pugile ha sempre finite per incassare. Alain girava Il Gattopardo, Rocco e I suoi fratelli e L’ultima notte di quiete? Jean Paul era-come i suoi titoli- Lo sciacallo, Lo spione, Lo sparviero… Anche nella vita? Oltre i personaggi che hanno interpretato e i film che hanno anche condiviso a dividerli e forse ad allontanarli definitivamente, oltre il destino, sono stati il loro si la malattia che il loro caratteraccio. Peccato. Alain, intristito dalla depression, ha chiuso facendo solo pubblicità e comparsate, Belmondo in questi anni ha avuto un ictus, ha lottato con una malattia che gli ha restituito solo da poco la mobilità facciale, ha continuato a collezionare –come del resto anche il suo ‘rivale’ Alain- figli e amori. Lasciando che il tempo scrivesse sulla sua faccia almeno il ricordo di quel cinema da adorabile mascalzone che lo ha reso un’icona da Leone d’oro. Meno tradizionalmente bello di Delon –il più bello forse tra I belli del cinema internazionali- ma comunque destinato a invecchiare divertendosi forse di più…

E voi, chi scegliereste dei due?

Tags

, , ,

Condividi quest'articolo

Commenti

Per poter lasciare il tuo commento devi essere registrato

CLICCA QUI PER
REGISTRARTI

Claudio Preziosi 11 mesi fa

entrambi..per quanto rappresentato nel cinema, non si può preferire l'uno a a l'altro..sebbene la bilancia penda inconsciamente un po',ma appena un po', da un parte..

Segui welovecinema

We Love Cinema