Ammore e malavita – La colonna sonora di Pivio & Aldo De Scalzi

di Gianni Canova

Il poster – osservatelo con attenzione – mostra una pistola e un disco di vinile. L’accostamento è perfetto e sintetizza in modo superbo le due anime di Ammore e malavita: che è una sinfonia di pallottole e proiettili vaganti con musiche orchestrate sul modello della grande sceneggiata napoletana anni Settanta e sulle colonne sonore del genere poliziottesco di quello stesso periodo.

Bang Bang: potrebbe chiamarsi anche così l’ultimo monile uscito dalla gioielleria dei Manetti Bros. Perché “bang bang” è il suono onomatopeico che nei fumetti indica le sparatorie ma è anche il titolo di una canzone, forse la più bella delle 15 che compongono la colonna sonora di Pivio & Aldo de Scalzi, eseguita dall’infermera Fatima (Serena Rossi) con una naturalezza e un’intensità che ne esaltano la complessa e rapinosa struttura melodica. Che meraviglia! Prendete 007, Grease, Flashdance, Gomorra, Mario Merola, Ray Charles, Mission Impossible, John Woo e lo humour dell’action made in Hong Kong, shakerate il tutto con energia e avrete un concentrato di quel geniale cocktail di sapori, profumi, aromi, colori e ritmi che Ammore e malavita regala ai suoi spettatori.

Però bisogna lasciarsi andare. Bisogna abbandonare quella pretesa assoluta di realismo che è il vero virus del cinema italiano (e degli spettatori che se ne lasciano contagiare). Bisogna aver voglia di ridere. Non vergognarsi di ridere. Avere il coraggio di essere spudorati. Smaccatamente spudorati. Ed eccessivi. Come i Manetti Bros. Che inscenano l’ammore invece che l’amore. Che amano il pot-pourri. Il metissage. Il bric à brac. L’esagerazione. Se sono cose che amate anche voi, e se siete disposti a fare surfing fra leggerezza e serietà, Ammore e malavita vi farà godere come non capita spesso al cinema.

Il merito va ai Manetti, certo. Va agli attori/cantanti, non c’è dubbio. Ma va anche allo straordinario lavoro sulla musica e sulla colonna sonora di Pivio & Aldo de Scalzi: due genovesi alle prese con un gangsta partenopeo, abilissimi nel fornire a Nelson le melodie giuste per costruire poi le sue canzoni (che nel film spesso sostituiscono i dialoghi, o sono dialoghi cantati). Prendete lo scontro sulla spiaggia fra Ciro e Rosario. Tu te l’aspetti che i due dialogheranno col canto invece che con le parole. Lo senti che la musica sta per innescare il canto. Lo sai già. Eppure quando Raiz attacca “E’ arrivato ‘o traditore…”  ti vengono i brividi. Non possono non venirti. Perché romance, musical, action, crime e mélo sono fusi in un’unica sequenza che poi, alla fine, con un’ultima capriola metalinguistica, si rivelerà un’ulteriore messinscena, l’ennesima finzione, quasi a chiudere il cerchio con tutti i giochi e i riferimenti da cinefilia popolare che donna Maria alias Grazia Chelli alias Claudia Gerini ha innescato e “inscenato” nel corso del film. Nelle parti solo strumentali invece Pivio & Aldo de Scalzi riecheggiano il sound di grandi action movie come gli 007 o Mission Impossibile, ma con struggenti sfumature di rhythm and blues, usando di volta in volta percussioni, archi o fiati per tenere alta la tensione, per scandire il ritmo, per far ballare vivi e morti, malati e feriti, traditori e traditi.

Alla fine, te ne esci come chi ha ascoltato Ray Charles su un vinile scricchiolante. Hai goduto, ma sai anche che non è da tutti saper godere di prelibatezze come questa.

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