Alice nelle città

di TBWA-admin

Il Festival di Roma ha cambiato più volte volto. È nato come Festa del cinema, si è evoluto a una dimensione più elitaria e raffinata per poi sterzare nuovamente su quella pop, come popolare. Ha però una certezza, soprattutto nelle ultime tre edizioni: la sezione dedicata ai più giovani, ovvero Alice nella città.

 

Trenta mila presenze, il 25% in più rispetto al 2013, ottime proiezioni e un parterre di tutto rispetto per quanto riguarda le Masterclass e gli incontri con i personaggi più importanti del grande schermo, come il premio Oscar Kevin Costner, regista di film che hanno fatto scuola come Balla con i lupi (1991).

 

Alice nella città è un cugino del ricco Festival, una sezione autonoma e parallela della rassegna che si svolge tra le sale dell’Auditorium, ma che ha saputo attirare con intelligenza un target molto specifico: i giovani, le scuole e le famiglie.

Un programma che ha spaziato a 360 gradi, dai cartoni giapponesi 3D di Doraemon  alla crisi della favelas brasiliane di Trash, dai Guardiani della galassia della Marvel a Lo straordinario viaggio di T.S. Spivet del regista di Amelie. C’è tutto. E il risultato non è affatto “un’accozzaglia variegata di stili senza logica” ma la rappresentazione della mente di un giovane di oggi, capace di apprezzare i cartoni a tre dimensioni come il cinema più complesso.

 

Un budget autonomo quello di Alice (meno di 250.000 euro), con 21 proiezioni di cui 12 in concorso. E’ da lì che sono arrivate le maggiori sorprese di questa nove giorni di full immersion del grande schermo. L’occupazione media delle sale in cui sono stati proiettati i film è stato di circa l’80%. La Sala Sinopoli, in cui si svolge principalmente il concorso di Alice, è passata da un’occupazione media sala del 2013 del 55% all’80% di questa edizione. La Sala Petrassi, destinata agli eventi speciali, è passata dall’80% del 2013 al 90%. Lo Studio3 ha registrato molto spesso overbooking. Insomma: un pienone.

 

I direttori artistici Gianluca Giannelli e Fabia Bettini non possono che essere soddisfatti. Anzi, tracciano un’indicazione per il futuro: “Il Festival di Roma ha dimostrato di avere un pubblico ben preciso e bisogna prenderne atto. Auspichiamo che nel ripensare la manifestazione, la formazione del pubblico di domani sia uno degli elementi centrali di questo processo”. Chi ha orecchie per intendere, intenda.

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