A Bigger Splash: tuffo pericoloso per Guadagnino (oggi in concorso) nella piscina della Mostra

di Laura Delli Colli

«I dissensi sono nella natura del Festival» risponde pacato Luca Guadagnino, riconoscendo il diritto alla moltiplicazione delle opinioni a chi, in conferenza stampa, gli chiede di commentare le reazioni negative in sala alla fine delle proiezioni per la stampa. A Bigger Splash, thriller erotico dichiaratamente ispirato a La piscina di Jacques Deray (1969) con Ralph Finnies, Tilda Swinton, Matthias Schoenaerts e Dakota Johnson al posto di Alain Delon, Romy Schneider, Jane Birkin e Maurice Ronet, non è piaciuto a tutti. Anzi, ha replicato per Guadagnino, secondo regista italiano oggi in concorso, quanto era accaduto, proprio a Venezia, qualche anno fa al debutto di Io sono l’amore, film molto amato, poi nel mondo, fino al punto di aggiungere al successo internazionale anche una nomination agli Oscar® per la costumista Antonella Cannarozzi.

Cosa non è piaciuto, alla stampa, di questo film in bilico tra commedia amara, thriller sentimentale e cinema ad alto tasso di tensione erotica? Il dissenso, a giudicare dai commenti, ha colpito soprattutto il finale, quando nella partita a quattro giocata dai protagonisti irrompe la sicilianità di una piccolo burocrazia isolana (il commissario di Pantelleria dov’è girato il film è Corrado Guzzanti) che annega in qualche modo il clima della storia in un epilogo forse sproporzionato al livello della storia.

Nel film, Tilda Swinton è un’affascinante rockstar in una parentesi di afonia mentre è distante dai palcoscenici di un passato di grande successo. Paul (Matthias Schoenaerts), è il suo compagno più giovane, fotografo ex alcolista, Harry (Ralph Fiennes), un produttore musicale ex di Marianne che irrompe nella loro perfetta quotidianità durante una vacanza sotto il sole della Sicilia che finirà in tragedia. Insieme a lui arriva Pen (Dakota Johnson), una figlia adolescente spregiudicata e molto seduttiva che ha da poco scoperto di avere. L’intreccio diventerà improvvisamente un thriller, con finale drammatico. Guadagnino ha amato il film di Deray, come ha spiegato, perché «parlava di desiderio, raccontando  quattro persone chiuse in una stanza mentale come la villa in cui è ambientato. Tutti temi che mi attraggono» ha detto Guadagnino citando la rinuncia, il rifiuto, la violenza nei rapporti tra le persone.

Il film che ha splendide immagini accompagnate da un percorso musicale di particolare qualità, di nuovo iI costume della Cannarozzi, ancora una volta con il montaggio Walter Fasano, è stato finanziato da StudioCanal e prodotto dalla Frenesy Film dello stesso Guadagnino in associazione con Cota Film. Cerca di fare il bis con il grande successo anche al botteghino di Io sono l’amore, dopo i fischi a Venezia, un kolossal da 5 mln di dollari negli Usa, con una nomination ai Golden Globe, 4 ai Satellite Award, una ai Bafta oltre a quella della Cannarozzi agli Oscar®. Lo hanno già acquistato Francia, Regno Unito, Germania, Australia, Nuova Zelanda.

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