50 sfumature di grigio – la fotografia di Seamus McGarvey

di Gianni Canova

Il grigio è negli abiti, nelle cravatte, nelle pupille. Ma è anche negli arredi, nei tailleur delle segretarie, nelle nuvole sui cieli di Seattle. L’inizio di 50 sfumature di grigio è cromaticamente interessante: come se la regista Sam Taylor-Johnson (artista e fotografa) e il direttore della fotografia Seamus McGarvey (The Hours, Espiazione, The Avengers) cercassero per qualche minuto di dare una consistenza anche visiva a un titolo che nel romanzo gioca banalmente sul cognome del protagonista (che si chiama, com’è noto, Mr. Grey).

 

Ma la speranza di una visione sorprendente si affloscia molto presto: 50 sfumature di grigio si rivela un film banale, prima di tutto, proprio a partire dalla sua semiotica dei colori, dall’uso delle luci, dalle scelte scontate, prevedibili e sempre molto cheap della fotografia.

 

Perché le scene che si vorrebbero più “trasgressive” sono sempre illuminate con filtri rossi o con effetti luministici che avvolgono Grey e la giovine “sculaccianda” Anastasia (l’aggettivo è di Maria Rosa Mancuso) in un alone rossastro da privé di quart’ordine? Perché la “camera dei giochi” del “dominatore” Mr. Grey, più che una stanza delle torture, è decorata con una boiserie elegantissima e con lacci rossi, anelli d’oro e luci da cattedrale gotica? Perché nelle scene di sesso si sprecano i controluce beatificanti o l’illuminazione che colpisce le schiene invece che i volti?

 

Nell’episodio in cui lui fa sensualmente (!?!) scivolare un cubetto di ghiaccio sul ventre nudo di lei, una luce – fateci caso – colpisce proprio il cubetto, lo illumina, ne fa quasi una sorta di diadema luminoso, lo rende prezioso. Banali effettucci da videomaker dilettante.  Nella scena in cui lui e lei parlano al telefono, lui è al centro dell’inquadratura, nell’ombra, circondato da labili fonti di luce: una lampada, l’icona della mela del suo Apple acceso, una luce di taglio dietro la schiena. “Ho cinquanta sfumature di tenebra dentro di me…”, dice nel finale l’aspirante “dominatore” alla recalcitrante “sottomessa”. In realtà, Grey le sfumature le ha piuttosto intorno a sé. Perché quel che manca in lui, dentro ma anche fuori, sul suo volto, sul suo corpo, è proprio quello che il titolo, invano, prometteva: le sfumature.

 

Copertina: 162403068 / Getty Images

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