Jacqueline Bisset: “Hollywood può essere molto pesante per un’attrice”

di TBWA-admin

“Lo sai, potresti diventare una grande attrice”. Curioso che siano le frasi piu’ semplici, a volte, a tracciare un destino. E’ capitato all’attrice Jacqueline Bisset, a pranzo con Roman Polanski prima di girarci Cul de Sac, suo primo film per cui dovette dimagrire di corsa (e con curiosi rimedi tipo iniezioni di estratti bovini). Da allora il cammino della Bisset è carriera nota, e alla vigilia dei suoi 70 anni, ospite di Locarno 66, la ripercorre volentieri di fronte a una platea curiosa che la incalza di domande.

Ricorda prima il trasferimento a Hollywood – “inaspettato ma piacevole, anche se era difficile trovare lavoro, gestire spazi e paparazzi”- poi l’incontro con Frank Sinatra con cui giro’ The Detective nel ruolo che avrebbe dovuto interpretare Mia Farrow: “Sinatra, quand’era di buon umore, mi ricordava mio padre: gentile, disponibile, con un fondo di tristezza sempre vivo”.

Tutt’altro tipo da Francois Truffaut, che la diresse in Effetto Notte: “Mi accolse all’aeroporto con un mazzo di fiori. Aveva un grande senso dell’umorismo, beveva parecchio, stare sul suo set era il sogno di ogni attore”. Da Cukor imparo’ invece il linguaggio del corpo, in Ricche e famose, primo film che la vide accanto a John Huston.

Colpisce la lucidità sofferta con cui racconta il periodo buio vissuto, tra pressioni esterne e stress da riflettore: “Hollywood era un mondo troppo stressante per me, scelsi quindi di rallentare e vivere piu’ serenamente. Lo so, si tende a pensare che la vita di un’attrice sia glamour e fama, ma non è così. Io almeno ho avuto tanti momenti di sconforto. In definitiva ogni film è un’avventura, bella o brutta che sia, sei sempre sola ad affrontarla”. Conclude accennando al suo nuovo progetto, Welcome to New York di Abel Ferrara: “Abbiamo parlato un quarto d’ora su Skype e mi ha colpito subito, vedremo. Di sicuro mi piacerebbe lavorare con Michael Haneke, oppure con colleghi che stimo molto come Javier Bardem o Charlotte Rampling, che per altro mi somiglia. Butto lì un’idea: potremmo interpretare due sorelle”.

Di Claudia Catalli per Oggi al Cinema
[Foto © Festival del film Locarno _ Ti-Press / Samuel Golay]

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