1945 – La distribuzione di Mariposa Cinematografica

di Gianni Canova

Tempo di lettura: 2 minuti

Non c’è solo Solo.

Non si può vivere – cinematograficamente parlando – solo dell’ennesimo spin-off

della saga di Star Wars né dell’ennesima ammucchiata di supereroi Marvel.

Il cinema, per fortuna, è anche altro.

Non solo, ma anche altro.

Anche se questo “altro” diventa sempre più difficile da scovare, da scoprire, da vedere.

Con le sale occupate dall’invasione dei blockbuster più muscolari, al cinema “diverso” restano davvero solo pochi spazi residuali.

Per cui tanto più prezioso risulta il lavoro di quelle piccole case di distribuzione che si prendono il rischio di puntare su film dal pedigree prestigioso anche se con prospettive economiche alquanto precarie.
È il caso di Mariposa cinematografica, che distribuisce sul mercato italiano un piccolo film ungherese come 1945 di Ferenc Torok: presentato al Festival di Berlino e premiato un po’ in tutto il mondo, racconta in un bianco e nero di rara eleganza un tema difficile e spinoso come il riemergere del senso di colpa negli individui e nelle comunità che sanno di essersi macchiati di gravi colpe nel passato.

Tutto si svolge in uno sperduto villaggio della campagna ungherese nel torrido agosto del 1945: la guerra in Europa è finita da poco, in Oriente gli americani lanciano l’atomica su Nagasaki e nel villaggio il pigro tran tran della vita di tutti i giorni è turbato all’improvviso dall’arrivo di due stranieri.

Sono due ebrei ortodossi – uno anziano, l’altro giovane – entrambi vestiti di nero, che scendono dal treno portandosi dietro due misteriose casse di legno.

Sono sopravvissuti all’Olocausto e sugli abitanti del villaggio producono lo stesso effetto di un’apparizione di fantasmi.  Perché sono tornati? Cosa vogliono? Cosa c’è in quelle casse?

I bravi cittadini (che si apprestano a celebrare il matrimonio non d’amore tra il figlio del notaio e una ragazza di umili origini) hanno tutti qualcosa da nascondere.  Sono stati complici.

Hanno denunciato i loro amici ebrei ai nazisti. Hanno taciuto quando questi venivano deportati.

Si sono impossessati rapacemente dei loro beni. Ora, vedendoli tornare, temono che il passato sia venuto a chiedere il conto.

E fanno di tutto per seppellirlo di nuovo, quel passato.

All’insegna del silenzio, del conformismo, dell’omertà. La sceneggiatura del film è attentissima a calibrare i dettagli che solo a poco a poco compongono il puzzle delle colpe che riaffiorano, mentre la regia di Ferenc Torok scolpisce nei contrasti taglienti della fotografia in bianco e nero quel groviglio di gesti e di sguardi che a poco a poco determina la frana delle complicità collettive.

I due “spettri” sono venuti a dar degna sepoltura agli oggetti dei loro cari inghiottiti nel ventre scuro e indicibile della Shoah.

Ma basta quel gesto di umana pietà perché nel villaggio riemerga il rimosso.

Ed ecco allora bottiglie scagliate contro specchi che vanno in frantumi, ecco nervi che saltano, relazioni che si rompono, lingue che mormorano, preti che nascondono, deboli che si impiccano, negozi che vanno in fiamme.

È una piccola apocalisse silenziosa quella che si consuma nel villaggio ungherese.

Ma ha una potenza evocativa enorme. Dice tantissimo non solo dell’Ungheria, non solo dell’Europa intera (e delle sue colpe…), ma anche della natura umana, e delle pulsioni predatrici e delatrici che spesso la animano.

Alla fine la dignità resta viva in coloro che se ne vanno: l’immagine dei due ebrei che ripartono camminando di spalle, in campo lunghissimo, mentre tra le nubi all’orizzonte scoppiano fulmini e tuoni, è un di quelle immagini che non si dimenticano facilmente.

Così come questo piccolo film uscito già da qualche settimana, ma che resiste grazie al passaparola, al coraggio di chi lo distribuisce e alla passione di chi crede che il cinema non si esaurisca nei grandi titoli di cui parlano tutti.

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Commenti

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monica Naldi 24 giorni fa

grazie per il bell'articolo, stiamo ancora cercando sale coraggiose che vogliano il film! chi vuole salire a bordo faccia un fischio a Mariposa Cinematografica o anche al Cinema Beltrade di Milano!

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