13° Mobile Film Festival – Da Parigi, la nostra blogger Verdiana Rigoglioso

Di Verdiana Rigoglioso

Tempo di lettura: 4 minuti

 

1055 film.

88 nazioni.

1 minuto per conquistare il pubblico.

Questi i numeri del Mobile Film Festival, giunto alla tredicesima edizione, la cui serata finale si è svolta ieri presso la MK2 Bibliothèque di Parigi con 50 film selezionati in 22 paesi e 9 premi assegnati.

L’aria profuma di sogni alla Bibliothèque, un luogo incredibile in cui si è svolta la cerimonia di premiazione, che ha visto un susseguirsi di talenti presentarsi e mettersi a nudo con opere create con uno smartphone della durata di un solo minuto.

La serata si apre con la presentazione dell’organizzatore del Mobile Film Festival, Bruno Smadja, che ringrazia non solo i partecipanti ma anche chi ha consentito alla manifestazione di crescere di anno in anno, primo fra tutti BNP Paribas, partner dal 2011.

Dopo aver coinvolto la platea con un emozionante discorso riguardo l’impegno contro le discriminazioni da parte del Festival e delle associazioni partner, l’organizzatore e il presentatore lasciano il posto ai veri protagonisti della serata.

I primi a calcare il palco sono i componenti delle due giurie, tecnica e digitale: Patrice Leconte (Presidente di Giuria), Amelle Chahbi, Ruben Alves, Stéfi Celma, Lola Dewaere, Alice David, Pascal Elbé, Anne-Sophie Bion, Inthepanda, Ken & Ryu di En Passant Pécho, e Juan Jerez.

I giudici ci raccontano le avventure e disavventure di scegliere tra tante straordinarie opere, le difficoltà nel fare una vera selezione, sottolineando come il livello dei corti presentati migliori di anno in anno.

La giuria lascia il palco, le luci si spengono, la platea rimane in silenzio: inizia lo spettacolo.

Il primo short film presentato è il frutto dell’impegno e del talento di Violette Gitton e Paul Marques Duarte, vincitori l’anno scorso del Grand Prix de France.

Con i 15.000 euro messi in palio da BNP Paribas e vinti con ‘I love London’, il duo ha realizzato un toccante cortometraggio dal titolo ‘Louis dans tous les senses’.

Dopo aver congedato la vincitrice dell’edizione passata, arriva il momento delle 50 opere selezionate dalle giurie.

La bibliothèque esplode tra applausi, risa e commozione e la missione delle giurie si palesa agli occhi di tutti: quasi impossibile scegliere tra tanti piccoli capolavori.

Il tanto atteso momento delle premiazioni è arrivato.

Il primo ad essere assegnato è ‘il Premio del pubblico’, il vincitore è Unsung Hero di Vinamra Pancharia.

Il corto proveniente dall’India, racconta un’emozione semplice e intensa, mostrando un bambino che ricorre all’aiuto di un supereroe in maniera del tutto non convenzionale.

Successivamente è il turno di Boldbaatard Baasanjav, dalla Mongolia che si aggiudica il Premio della Critica e il Premio Coup de cœur con il corto ‘Brother’.

Lo spirito della fratellanza, come sottolineato dal titolo stesso, fa da padrone in questo piccolo pezzo di vita quotidiana in cui un bimbo, per far fronte a una difficoltà della sorella, decide di imitarla condividendo con lei lo stesso ‘problema’ in una scena che ha strappato infiniti sorrisi alla platea.

È il momento della Tunisia che trionfa grazie a Haithem Sakouhi, realizzatore di ‘’ZULU REMA’ a cui va il ‘premio della giuria digitale’.

Una storia di forza, coraggio, di dolore che lascia spazio solo alla voglia di vivere.

Sul palco si annuncia la variazione di un premio: quest’anno non ci sarà nessun ‘migliore attore/attrice’ bensì ‘premio alla migliore interpretazione’.

Un momento molto intenso della cerimonia, in cui ci si sofferma ancora una volta sul concetto di uguaglianza, stavolta espresso nella volontà da parte della giuria, di premiare l’interpretazione della persona indipendentemente dal suo genere.

Tra applausi e consensi, il premio viene assegnato ‘a chi ha saputo esprimere emozione con un solo sguardo’: Tamara Csillag, carismatica attrice nel ruolo di una trans che riceve la telefonata di Leo, il figlio che non si è mai arreso e ha finalmente ritrovato il suo papà, oggi donna, salvando entrambi.

‘Leo never gives up’ corto proveniente dall’Ungheria, diretto da Balint Klopfstein-Laszlo accoglie il premio in un tripudio di emozioni da parte di registi, attori e platea.

Ci avviciniamo al Gran finale, tocca adesso al Premio per la Regia, assegnato a Farshad Qaffari, Payam Laghari. Con ‘ Raahha’ il regista iraniano racconta ‘il video dentro il video’, mostrando una famiglia che filma il proprio viaggio verso il mare. Un viaggio di cui rimarrà solo il ricordo nella memoria di un telefono.

Ad aggiudicarsi il ‘Premio per la sceneggiatura’ è il giovane italiano Matteo Tibiletti con il suo ‘Yes, No’. Il regista ci racconta di essersi ispirato al grande Samuel Beckett, da cui ha tratto l’idea di far recitare unicamente due bocche, simbolo di sensualità ma anche verità.

La serata si conclude con l’assegnazione dei due premi principali e delle due borse da 15.000 euro ciascuna offerta da BNP Paribas.

La giuria sale sul palco per annunciare la vittoria di Manon Gaurin e il suo ‘Monsters’.

La regista francese vince il ‘Gran Premio di Francia’ grazie a un’opera di grande impatto e di tematica universale e sempre attuale: la scoperta dei ‘mostri’ fuori e dentro di noi.

In ultimo, l’annuncio del vincitore del premio internazionale: tornano sul palco Vinamra Pancharia e il suo ‘Unsung Hero’.

L’immediatezza del messaggio e la profondità di spessore del corto hanno portato a questa seconda importantissima vittoria.

Si chiude il sipario sulla tredicesima edizione del Mobile Film Festival, si apre per i vincitori delle borse messe in palio da BNP Paribas un mondo di nuove opportunità.

Non ci resta che augurare a loro e a tutti i partecipanti un futuro costellato di successi e a Bruno Smadja e al suo strepitoso festival di poter andare sempre più in alto.

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