12°Mobile Film Festival. Da Parigi la nostra blogger d’eccezione Vittoria Meoni

da Parigi

1 Mobile, 1 Minute, 1 Film. Il motto del Mobile Film Festival, del quale BNP Paribas è partner dal 2011, è lo stesso da dodici anni, da quando l’ideatore e fondatore Bruno Smadja ha avuto l’idea che ha definito la sua missione: eliminare le barriere economiche e consentire a tutti gli aspiranti registi di condividere il proprio lavoro con il più ampio pubblico possibile. Tutto questo grazie alla fotocamera del proprio cellulare, tramite la quale ogni anno circa 700 registi da tutto il mondo catturano la propria arte comprimendola in un minuto per poi candidarsi al Festival, nella speranza di ottenere il riconoscimento del proprio talento ed una delle prestigiose borse in palio.

Il progetto è andato ingrandendosi e, giunto alla sua dodicesima edizione, può vantare la partecipazione di alcuni dei più noti registi e attori francesi riuniti nella giuria tecnica, a capo della quale quest’anno c’era Emmanuelle Bercot, regista e attrice, vincitrice dei premi “Un certain regard” e Migliore interpretazione femminile in due diverse edizioni del Festival di Cannes. La giuria tecnica, assieme a quella degli YouTubers, ha avuto il difficile compito di eleggere i vincitori fra i cinquantuno corti precedentemente selezionati e proiettati durante la serata di premiazione.

Nella Mk2 Bibliotheque di Parigi, dove si è tenuto l’evento, si sono riuniti registi provenienti da 18 paesi diversi in tutto il mondo, molti dei quali giovanissimi, accompagnati dagli attori presenti nei propri corti. Dopo la presentazione di alcuni short film e lungometraggi realizzati dai vincitori delle edizioni passate (“Raynaud’s Phenomenom” di Lionel Nakache, “Betty” di Julien Lessi, “Sergent James” di Alexandre Perez, “A Taste of Ink” di Morgan Simon), abbiamo assistito alla proiezione dei cinquantuno cortometraggi in gara e successivamente all’attesa premiazione dei vincitori.

Il primo ad essere premiato è stato “Hidden Beauty” del regista iraniano Reza Jafarzadeh, che si è guadagnato il Prix du Public grazie al suo coraggio nel trattare una tematica come l’oscurantismo e la mancanza delle libertà personali in alcuni paesi mediorientali.

Successivamente è stato il turno di “T’es un bonhomme!” del francese Sylvain Certain (già quattro volte vincitore negli anni passati) la cui storia, un momento quotidiano utopistico che ha luogo nelle aree suburbane di quella che intuiamo essere una grande città,  ha riscosso grande successo e fatto da asso pigliatutto durante la serata, portandosi a casa il Prix de SensCritique, il Prix de Youtoubeurs e il Prix du scenario (con la relativa borsa).

Ad aggiudicarsi il Prix des Blogueurs è stato invece il giovane francese Bertrand Lagnes con il suo “Vengeance“, simpatica presentazione delle difficoltà che incontra l’attore nell’esprimere le sue idee sul set.

Poi è stato il turno delle migliori interpretazioni: per quella femminile ha ricevuto il premio Asma Coto, madre preoccupata di un ragazzo emigrato in “I love London” di Paul Marques Duarte e Violette Gitton, mentre il premio per la migliore interpretazione maschile è andato al diciannovenne Hugo Chaure, protagonista del corto “Nos plus belles années” di Alexia Bourne-Maison, per il quale ha interpretato un ragazzo vittima di bullismo che, per non far soffrire la madre apprensiva, finge che vada tutto per il meglio.

Silent Screams” di Ali Talib Alshammari, regista svedese, si è aggiudicato il Prix de la Mise en Scene; il tema è quello che ha giustamente imperversato in quest’ultima edizione: il dramma dei migranti che, oltre al rischio di perdere la vita durante il viaggio, come in questo corto, devono affrontare le difficoltà legate all’accoglienza nei Paesi in cui hanno riposto le loro speranze e a barriere culturali solo apparentemente insormontabili, come nel caso di I love London.

La serata si è conclusa con l’assegnazione dei due premi principali e delle due borse dal valore di 15.000 euro ciascuna offerte da BNP Paribas.

Emmanuelle Bercot è salita sul palco per annunciare il trionfo di “I love London“, che ha ricevuto il Grand Prix France non solo grazie all’attrice protagonista ed alla tematica ma anche alla perfetta interpretazione dell’attore, Karam Homsi. Infine, l’annuncio del vincitore internazionale: con un grande riscontro da parte del pubblico presente, il Grand Prix International è stato assegnato a “Soupe” del tunisino Rami Jarboui, che è riuscito ad esprimere le problematiche legate al vivere in un Paese pericoloso in un corto dal taglio comico, in grado di far sorridere ma allo stesso tempo riflettere. I vincitori avranno l’opportunità di impiegare il denaro delle borse nella realizzazione di due corti, affiancati da sceneggiatori professionisti.

Guarda i due video vincitori dei Grand Prix:

Vittoria Meoni

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