Loro 1 – La regia di Paolo Sorrentino

di Gianni Canova

Tempo di lettura: 1 minuti

Per la prima volta di fronte a un film di Paolo Sorrentino i miei occhi non hanno goduto.

Le immagini non mi hanno turbato. Le luci, i colori, i movimenti di macchina, i tagli di inquadratura, gli stacchi di montaggio, non hanno eccitato la mia percezione – come era sempre accaduto con i suoi film precedenti – facendomi sfiorare l’orgasmo visivo.

Sulle prime – lo confesso – questa “piattezza” mi ha sconcertato. Forse – lo ammetto – mi ha anche un poco deluso. Ma poi, ripensandoci, mi sono convinto (e più ci penso più me ne convinco) che Loro 1 è un grande film, un film importante, proprio per questo: perché non cerca di riscattare sul piano estetico la mediocrità del mondo che mette in scena. Per raccontare quel mondo Sorrentino sceglie la strada opposta a quella percorsa in La grande bellezza: là, nel film-oscar, il titolo dolcemente antifrastico nascondeva la bruttezza del mondo rappresentato, riservando la bellezza al linguaggio che quel mondo lo metteva in scena, Qui invece il linguaggio aderisce al mondo fin quasi a confondersi in esso, a smarrirvicisi dentro. E il linguaggio è, coerentemente, quello della tv anni ’80, sempre pacchianamente in bilico fra gaudenti spot di salami suini e cinguettanti ruote della fortuna, fra tette ballonzolanti e luci monocrome, fra pacchianerie provinciali ed edonismo a gogò.

Lo “stile” visivo del film, mi sembra, viene da lì. Ricorda quel mondo lì. Sguazza in quel mondo lì. Il mondo di Mike Bongiorno e di Iva Zanicchi, di Mondaini e Vianello, di Umberto Smaila e di Colpo grosso, popolato da una fauna gaudente e cialtrona, avida di prebende e di favori. Loro1 è un film su quel mondo. Su quella corte di affaristi, cortigiani, prosseneti, mignottelle, arrivisti e faccendieri che ha trovato nell’uomo di Arcore il suo alfiere e il suo aedo. Non è un caso che Sorrentino abbia scelto di intitolare il film non Lui ma Loro. A significare che quel che gli interessava esplorare era la “fauna”. Il sottobosco. Il ventre molle di un aggregato sociale senza memoria e senza valori, cinico e scaltro, disposto a tutto, ma proprio a tutto, anche ai gesti più abietti e inconfessabili, pur di garantirsi piccoli vantaggi e ipotetici privilegi. Lui non esisterebbe senza di Loro. Ed è su di Loro che Sorrentino posa il suo sguardo, scegliendo di raccontarci il loro mondo con il tono e lo “stile” con cui quel mondo quotidianamente si rappresenta. Nessuna indulgenza. Nessun riscatto. Nessuna complicità. Vi piacete così? Vi rappresentate così? E io così vi rappresento. Lo dice chiaramente la sequenza iniziale: che raffredda, abbassa la temperatura emotiva, irradia la luce malefica di schermi televisivi sempre accesi e ammazza l’agnello innocente incautamente finito sul set. Come dire: qui non c’è posto per i candidi. Ma anche voi, anime belle, toglietevi di mezzo. Voi che vi aspettate proclami ideologici, denunce indignate, invettive satiriche…non c’è niente di tutto questo, in Loro1. Sorrentino fa proprio il cattivo gusto e la totale mancanza di senso estetico del mondo che mette in scena. Sono oggettivamente “brutti” i personaggi di Loro 1. Tutti. Dal ministro-poetastro di Fabrizio Bentivoglio all’ape regina di Kasia Smutniak, sono quasi repulsivi. A volte sogghignano. Altre volte ridacchiano. Sempre sconcertano. Sono davvero così, loro? Siamo davvero così, noi? Fate voi. Certo è che così, un poco, lo siamo stati. Abbiamo recitato il ballo in maschera della trasgressione obbligatoria. La coreografia del kitsch che diventa sistema, assetto di potere, paradigma di gusto. E allora non è casuale che l’unico momento stilisticamente “alto” che Sorrentino si (e ci) concede è quello del camion dell’immondizia che esce di strada e fa volare per aria la monnezza che volteggia nel cielo, sublime e al tempo stesso parodistico omaggio al finale di Zabriskie Point di Michelangelo Antonioni, con i rifiuti urbani al posto degli oggetti e dei feticci della civiltà dei consumi andati in mille pezzi. Non ci rimane che monnezza, e con quella bisogna lavorare. La monnezza e la merda. Sono loro a sprigionare il possibile senso del film. Della prima abbiamo detto. La seconda è al centro del racconto “morale” che il protagonista impartisce al nipotino. “Nonno, hai pestato la cacca..!”, gli dice il piccolo. E lui: “Non è vero!”. E il piccolo: “Ma ti ho visto…!”. E allora lui usa la voce, i gesti, le parole per convincere il nipote che quello che ha visto non esiste. E il nipote alla fine gli crede. Crede a lui invece che ai suoi occhi. Ecco: Loro 1 è un film su questo: sul potere della falsificazione, della persuasione, della dissimulazione come grande collante sociale dell’Italia contemporanea. Anche se vediamo merda, c’è qualcuno (la tv?) che quotidianamente ci convince che la merda non ci sia. O che sia altrove. Dove noi non l’avevamo vista. Punto. Forse avrete notato che nelle righe precedenti non ho mai citato Berlusconi. Non solo perché entra in scena solo nell’ultima parte della prima parte di Loro. Ma soprattutto perché Loro 1 non è un film su Berlusconi. È un film su Loro. Cioè – ci piaccia o no – un po’ su tutti noi. Sul Berlusconi che è in noi.

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Commenti

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Alex 22 giorni fa

E tutti sti capitomboli nell'articolo per cascare in piedi? ahahahah...FANTASTICO! Eh bravo Canova ma, non credi che per raccontare merda e monnezza basta poco, anche un Techetechetè di qualche oretta o forse son proprio i 25 milioni spesi la vera questione e riconoscersi in Berlu sta proprio nell'avere la faccia tosta di bruciare risorse e tirare la catena? Ma di che parli Canova, in che paese vivi? Tette ballonzolanti e luci monocrome, ma dove? Abbiamo importato contenitori che per altri fanno già parte del pianeta di Wall-e. Manco ci fanno più caso. Potevo capire l'articolo quarant'anni fa, non oggi. Milioni partono per turismo sessuale tra Brasile, Cuba, Thailandia per inchiappettarsi i bambini e tu scrivi pappardelle. Guarda che neanche con la mano di Michael Moore a qualcuno qui fregherebbe ne di "Loro" ne di Berlusconi. Son concetti fantasma che valgono meno di quello che potrebbe accadere dentro una suite o sul palco di Las Vegas gestito da una coppia di trans nani, magari rappresentati in chiave del tutto intimista da Edward Hopper. Ma oggi, nel III° millennio a chi frega? Del caso Weinstein a chi frega? Degli assegni milionari che uno con cariche istituzionali firma a quattro mignotte a chi frega? Imparate almeno a scrivere gli articoli con più corerenza e lungimiranza. Bravo Canova, grazie a te l'edonismo berlusconiano non è più un mistero per nessuno e dopo quest'articolo lo stesso Sorrentino ha le idee più chiare. Ci manca che Kevin lo guardi come in Seven e ti sussurri: - Non lo sapeva! Ora, se esaminiamo gli incassi di Infinity War, a prescindere dal genere, cachet e quant'altro, al netto degli utili sulla distribuzione, la spesuccia netta si aggira intorno a qualche centinaio e rotti di milioni, circa cinque volte la spesa per "LORO", strana sta cosa, vabbè basta pensare a Baaria, di risate te ne fai altrettante. A Quiet Place incassa sui 250 milioni a fronte di un budget di circa una quindicina, e mica Emily Blunt col maritino te la danno gratis anche se muti! A meno che non ci siano problemi celebrali per qualcuno, fine prossima settimana due conticini te li può fare tranquillamente. Con calma eh! Poi potremmo decidere se qui non sia più saggio fare i film con qualche milioncino, far partecipare gratis gli attori, attori della domenica, ed eventualmente in caso di flop, s'attaccassero tutti al tram, dato che per trent'anni le risorse pubbliche (miliardi) sono state sottratte a scuola, ricerca, infrastrutture, buche di Roma, sanità ecc ecc. costringendo centinaia di giovani professionisti e non, a scappare dal troiaio, per dirla alla Crozza, mentre Ministero e Mamma Rai continuano a spalmare sulla filiera dopo il decimo flop di registuncoli bruciati nelle migliaia di sale controllate da "LUI", quando potrebbero avvalersi esclusivamente del piccolo schermo che usano già come propaganda (conflitto di interessi: che minchia significa?). Credo che l'edonismo berlusconiano sia questo non il teatrino di cui parla il film. Revisiona l'articolo Canova, meno telefonato alla maniera Marzullo e compari alle 2 di notte, altro siparietto di comparse addestrate dal burattinaio a fare la fila. Ohi, qui la sceneggiatura ci sta tutta. AGGRATIS

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